E' da un pò ormai che ho lasciato andare l'uso di Office a favore di OpenOffice.org.
Diciamoci la verità: quanti di noi usano davvero tutte le funzioni di Office? O almeno un 50%? E' molto più probabile che io e voi apparteniamo a quel 90% e oltre di utilizzatori che lo usano per scrivere una lettera, un documento, rispettando dei margini, un minimo di impaginazione, qualche immagine, un grafico e poco altro. Serve allora pagare per avere l'ultima versione di Office, la 2007, quando non lo useremo mai per davvero nelle sue potenzialità?
E diciamoci la verità: le potenzialità di OpenOffice non sono certo da meno, a maggior ragione con la nuova versione uscita oggi: la 2.3.0. Davvero numeroso l'elenco dei miglioramenti in tutta la suite di produttività personale: dal supporto completo alle estensioni disponibili, interessantissime quelle che permettono di esportare Google Docs oppure di pubblicare direttamente in un blog i documenti prodotti con OpenOffice, all'aggiunta di nuove funzionalità a Writer (l'analogo di Word) che ora esporta anche in formato Wikimedia (il formato di Wikipedia), a Calc (l'analogo di Excel) e tutti gli altri, a miglioramenti diffusi in tutta la suite atti a renderla ancora più usabile e performante.
Da non dimenticare poi, la possibilità di continuare ad usare tranquillamente i file creati con Word, Excel o un'altro dei programmi Office, all'interno di Writer, Calc o comunque il suo analogo nella suite OpenOffice. Dall'interno di OpenOffice invece, potrete tranquillamente salvare nel formato di uno dei programmi Office così da poter passare i vostri file, anche ad altri che usano solo i programmi Office.
Insomma, non ci sono scuse per non provare questa ottima suite di produttività personale, tanto più che è completamente gratuita grazie all'impegno di tante persone. Gli utenti Windows poi, possono tranquillamente virtualizzarla in SVS, così, se proprio non vi ci trovate e volete tornare ad Office, riavrete il vostro Windows lindo e pulito in un baleno. Che aspettate allora a scaricare e provarlo?
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martedì 18 settembre 2007
lunedì 17 settembre 2007
Un nuovo viaggio nel mondo dei bit
Un detto orientale dice che: “il viaggiatore che torna dal viaggio, non è lo stesso che è partito”.
Sono appena partito per un nuovo viaggio: amministrazione di sistemi GNU/Linux. Il corso, tenuto da Simone Piccardi del Linux Certification Institute, riguarda gli esami LP101 e LP102 della certificazione LPI.
Per fortuna si tratta di due soli giorni a settimana, venerdì e sabato. Dico per fortuna perché ho scoperto con grande rammarico, che ho un cervello disabituato a funzionare. Il precedente lavoro tanto era ripetitivo, che bisognava spegnerlo per procedere più velocemente. Dopo sei anni così, riprendere a studiare e frequentare un corso di otto ore alla volta, e quando dico otto, intendo otto ore quasi di fila, è dura. Ieri sera, mentre il treno mi riportava a casa, pensavo: “per fortuna domani è domenica, per fortuna non c'è corso sennò mi sarei ritirato, non ne ho più!”.
Il docente, Simone Piccardi, è un formatore davvero bravo: sempre chiaro, disponibile, con più di un decennio di esperienza su Linux. E con un ritmo impressionante: il primo giorno di lezione, tre ore e quaranta di fila! Una forza della natura che mi ha messo ancora più in difficoltà, viste le premesse.
Il viaggio è appena iniziato ed il viaggiatore arranca un po', ma ce la metterò tutta perché sia fruttuoso, e quando avrò un po' più di allenamento, anche meno faticoso. Nel frattempo, si sta rendendo disponibile nuovo materiale che mi fa piacere condividere con voi, non appena pronti i primi post, si comincia! :-)
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Sono appena partito per un nuovo viaggio: amministrazione di sistemi GNU/Linux. Il corso, tenuto da Simone Piccardi del Linux Certification Institute, riguarda gli esami LP101 e LP102 della certificazione LPI.
Per fortuna si tratta di due soli giorni a settimana, venerdì e sabato. Dico per fortuna perché ho scoperto con grande rammarico, che ho un cervello disabituato a funzionare. Il precedente lavoro tanto era ripetitivo, che bisognava spegnerlo per procedere più velocemente. Dopo sei anni così, riprendere a studiare e frequentare un corso di otto ore alla volta, e quando dico otto, intendo otto ore quasi di fila, è dura. Ieri sera, mentre il treno mi riportava a casa, pensavo: “per fortuna domani è domenica, per fortuna non c'è corso sennò mi sarei ritirato, non ne ho più!”.
Il docente, Simone Piccardi, è un formatore davvero bravo: sempre chiaro, disponibile, con più di un decennio di esperienza su Linux. E con un ritmo impressionante: il primo giorno di lezione, tre ore e quaranta di fila! Una forza della natura che mi ha messo ancora più in difficoltà, viste le premesse.
Il viaggio è appena iniziato ed il viaggiatore arranca un po', ma ce la metterò tutta perché sia fruttuoso, e quando avrò un po' più di allenamento, anche meno faticoso. Nel frattempo, si sta rendendo disponibile nuovo materiale che mi fa piacere condividere con voi, non appena pronti i primi post, si comincia! :-)
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domenica 16 settembre 2007
SVS: esclusioni nei layer, introduzione
Terminata la serie di post sul funzionamento della virtualizzazione in SVS, vedremo ora le funzionalità avanzate rese possibili proprio da questo schema di funzionamento. Cominciamo dalla prima, la più utile e che sicuramente vi ritroverete ad usare più spesso: Escludi voci.
Sappiamo che SVS quando cattura virtualizzandola l'installazione di un'applicazione, la pone in un layer a sola lettura. Quando poi passate ad usare l'applicazione virtualizzata, le modifiche apportate alle impostazioni del programma ed i documenti prodotti, vengono salvati nel layer editabile; maggiori dettagli lì trovate nel post "SVS: virtualizzazione, come funziona (3a parte)".
Il comportamento di default del secondo caso, cioè durante l'uso dell'applicazione virtualizzata, per i documenti può essere modificato. Si possono infatti escludere dalle catture, tutti i file con una certa estensione, oppure tutti i file contenuti in una specifica cartella, oppure tutti quelli su un determinato disco rigido. Vedremo anche, come preimpostare un certo tipo di esclusione per ogni nuovo layer creato, in modo che, terminata la sua creazione, questi conterrà all'interno già tutte le esclusioni che vogliamo, senza doverlo fare successivamente e a mano ogni volta.
A cosa può servire tutto ciò?
A non lasciare intrappolati nel layer dell'applicazione che li ha prodotti, anche i suoi documenti. Non mi stancherò mai di ripeterlo: è una grande comodità avere le applicazioni catturate all'interno dei layer per questioni di trasportabilità della stessa, pulizia, usabilità e velocità di Windows (soprattutto all'avvio, non dove gestire un sacco di applicazioni che se non state usando, potete semplicemente). Altrettanto però, non si può dire dei relativi documenti.
Immaginate di aver scritto una lettera da inviare come e-mail e creato un file .zip: a lavoro ultimato, spegnete tutto, tanto l'e-mail la dovete inviare l'indomani. L'indomani arriva, riaccendete il PC, e prima di poter inviare l'e-mail con in allegato il file .zip, dovete riavviare un layer, poi anche l'altro: fatta una volta questa storia, fatta due, alla lunga diventa semplicemente scomoda!
E come la mettiamo con il salvataggio dei documenti? Mi direte: beh, basta salvare il layer con la funzione di esportazione, all'interno ci saranno anche i documenti prodotti. Ma immaginate si tratti del vostro Office: già da solo e a seconda di quante cose avete installato, può occupare anche 200 e più megabyte sul vostro disco rigido. Anche se in fase di esportazione del layer SVS comprime il salvataggio, miracoli non ne compie: potreste ritrovarvi con altri 100, 150 MB occupati sul vostro disco rigido solo per salvare qualche MB di documenti. Scomodo, dispendioso, inutile!
Senza contare poi, che se si rovina un layer e non l'avete salvato, avete perso tutto; in caso contrario invece, il layer ci mettete poco a ricostruirlo, ed i documenti sono al sicuro sul vostro disco rigido (di cui naturalmente fate spesso il backup, vero?).
Una piccola nota prima di terminare. Nei primi post usavo SVS con i menù in inglese. Grazie allo splendido lavoro di Riva11, di recente (neanche più tanto ormai) questi sono stati tradotti in italiano, pertanto, dai prossimi post le immagini faranno riferimento alla sola versione con i menù in italiano.
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Sappiamo che SVS quando cattura virtualizzandola l'installazione di un'applicazione, la pone in un layer a sola lettura. Quando poi passate ad usare l'applicazione virtualizzata, le modifiche apportate alle impostazioni del programma ed i documenti prodotti, vengono salvati nel layer editabile; maggiori dettagli lì trovate nel post "SVS: virtualizzazione, come funziona (3a parte)".
Il comportamento di default del secondo caso, cioè durante l'uso dell'applicazione virtualizzata, per i documenti può essere modificato. Si possono infatti escludere dalle catture, tutti i file con una certa estensione, oppure tutti i file contenuti in una specifica cartella, oppure tutti quelli su un determinato disco rigido. Vedremo anche, come preimpostare un certo tipo di esclusione per ogni nuovo layer creato, in modo che, terminata la sua creazione, questi conterrà all'interno già tutte le esclusioni che vogliamo, senza doverlo fare successivamente e a mano ogni volta.
A cosa può servire tutto ciò?
A non lasciare intrappolati nel layer dell'applicazione che li ha prodotti, anche i suoi documenti. Non mi stancherò mai di ripeterlo: è una grande comodità avere le applicazioni catturate all'interno dei layer per questioni di trasportabilità della stessa, pulizia, usabilità e velocità di Windows (soprattutto all'avvio, non dove gestire un sacco di applicazioni che se non state usando, potete semplicemente). Altrettanto però, non si può dire dei relativi documenti.
Immaginate di aver scritto una lettera da inviare come e-mail e creato un file .zip: a lavoro ultimato, spegnete tutto, tanto l'e-mail la dovete inviare l'indomani. L'indomani arriva, riaccendete il PC, e prima di poter inviare l'e-mail con in allegato il file .zip, dovete riavviare un layer, poi anche l'altro: fatta una volta questa storia, fatta due, alla lunga diventa semplicemente scomoda!
E come la mettiamo con il salvataggio dei documenti? Mi direte: beh, basta salvare il layer con la funzione di esportazione, all'interno ci saranno anche i documenti prodotti. Ma immaginate si tratti del vostro Office: già da solo e a seconda di quante cose avete installato, può occupare anche 200 e più megabyte sul vostro disco rigido. Anche se in fase di esportazione del layer SVS comprime il salvataggio, miracoli non ne compie: potreste ritrovarvi con altri 100, 150 MB occupati sul vostro disco rigido solo per salvare qualche MB di documenti. Scomodo, dispendioso, inutile!
Senza contare poi, che se si rovina un layer e non l'avete salvato, avete perso tutto; in caso contrario invece, il layer ci mettete poco a ricostruirlo, ed i documenti sono al sicuro sul vostro disco rigido (di cui naturalmente fate spesso il backup, vero?).
Una piccola nota prima di terminare. Nei primi post usavo SVS con i menù in inglese. Grazie allo splendido lavoro di Riva11, di recente (neanche più tanto ormai) questi sono stati tradotti in italiano, pertanto, dai prossimi post le immagini faranno riferimento alla sola versione con i menù in italiano.
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domenica 9 settembre 2007
SVS: virtualizzazione, come funziona (3a parte)
Nel post “SVS: virtualizzazione, come funziona (2a parte)” abbiamo visto in profondità com'è fatto un VSP, Virtual Software Package. Ci siamo accorti come questo in realtà, sia la combinazione di 2 elementi: i Layer (Virtual Software Layer) ed i file .vsa (Virtual Software Archive). In questo ultimo post sull'argomento, approfondiremo la conoscenza della struttura interna di un Layer (fig. 1).

fig. 1
Tenete d'occhio fig. 1: potete subito notare come il Layer sia a sua volta composto da 2 sottolayer (sublayer). Vediamoli:
Sublayer a sola lettura, contiene le catture fatte durante la virtualizzazione dell'applicazione, di:
- tutti i file del programma virtualizzato,
- tutte le sue impostazioni,
- tutte le chiavi del registro di Windows.
Sublayer editabile, contiene:
- tutte le modifiche apportate alle impostazioni del programma dopo la sua virtualizzazione, ossia nell'uso quotidiano;
- tutti i documenti prodotti, a meno che non siano stati esplicitamente esclusi dalla cattura.
Vedremo infatti nei prossimi post, come sia possibile fare catture selettive all'interno del layer, del tipo: solo documenti OpenOffice.org e non quelli Word, oppure solo quelli che salviamo nella cartella Documenti ma non quelli sul Desktop, e così via.
Il fatto che, tutto ciò che crea o modifica l'utente dopo la virtualizzazione dell'applicazione, viene catturato in un layer a parte, è di grande utilità in caso di problemi.
Mettiamo abbiate pasticciato con le impostazioni di OpenOffice.org, oppure abbiate installato Firefox a cui poi avete aggiunto un plugin e questo malfunzioni: basterà resettare il layer e tutto tornerà alla configurazione iniziale. Oppure, volete trasportare su un altro computer solo l'applicazione virtualizzata, senza i documenti catturati all'interno: prima di esportare il layer, basterà salvarlo da qualche parte per non perdere definitivamente i documenti, poi resettarlo, esportarlo, infine ricaricare la versione salvata.
Bene, la parte teorica sullo schema di funzionamento della virtualizzazione in SVS termina qui.
Nei prossimi post su SVS, vedremo una serie di sue funzionalità avanzate che originano proprio da quanto abbiamo visto; non mancate. :-)
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fig. 1
Tenete d'occhio fig. 1: potete subito notare come il Layer sia a sua volta composto da 2 sottolayer (sublayer). Vediamoli:
Sublayer a sola lettura, contiene le catture fatte durante la virtualizzazione dell'applicazione, di:
- tutti i file del programma virtualizzato,
- tutte le sue impostazioni,
- tutte le chiavi del registro di Windows.
Sublayer editabile, contiene:
- tutte le modifiche apportate alle impostazioni del programma dopo la sua virtualizzazione, ossia nell'uso quotidiano;
- tutti i documenti prodotti, a meno che non siano stati esplicitamente esclusi dalla cattura.
Vedremo infatti nei prossimi post, come sia possibile fare catture selettive all'interno del layer, del tipo: solo documenti OpenOffice.org e non quelli Word, oppure solo quelli che salviamo nella cartella Documenti ma non quelli sul Desktop, e così via.
Il fatto che, tutto ciò che crea o modifica l'utente dopo la virtualizzazione dell'applicazione, viene catturato in un layer a parte, è di grande utilità in caso di problemi.
Mettiamo abbiate pasticciato con le impostazioni di OpenOffice.org, oppure abbiate installato Firefox a cui poi avete aggiunto un plugin e questo malfunzioni: basterà resettare il layer e tutto tornerà alla configurazione iniziale. Oppure, volete trasportare su un altro computer solo l'applicazione virtualizzata, senza i documenti catturati all'interno: prima di esportare il layer, basterà salvarlo da qualche parte per non perdere definitivamente i documenti, poi resettarlo, esportarlo, infine ricaricare la versione salvata.
Bene, la parte teorica sullo schema di funzionamento della virtualizzazione in SVS termina qui.
Nei prossimi post su SVS, vedremo una serie di sue funzionalità avanzate che originano proprio da quanto abbiamo visto; non mancate. :-)
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giovedì 6 settembre 2007
VirtualBox: aggiornare le Guest Additions
L'aggiornamento delle VirtualBox Guest Additions si rende necessario nel momento in cui aggiorniamo VirtualBox e usiamo le macchine virtuali create con la versione precedente. Le Guest Additions infatti, vengono installate nelle macchine virtuali che non vengono toccate dall'aggiornamento di VirtualBox, dovrete pertanto provvedere manualmente al loro aggiornamento in ogni singola macchina.
Fortunatamente la procedura è molto semplice sia su guest Windows che Linux (su quest'ultimi un po' meno, ma niente a che vedere con le difficoltà della loro installazione ex-novo): è sufficiente provvedere al loro aggiornamento diretto, senza ulteriori fronzoli come eventuali disinstallazioni; vediamolo in concreto con 2-3 esempi, sia in guest Windows che Linux.
In Windows:
Se proprio volete, perdeteci un attimo di tempo e disinstallate prima la versione precedente delle Guest Additions (fig.1), quando è terminata, e sempre per esser fiscali, riavviate la macchina virtuale.

fig. 1
Terminato il riavvio, procedete con l'installazione della nuova versione delle Guest Additions (fig. 2), infine riavviate di nuovo; tutto qui.

fig. 2
Se avete bisogno di maggiori informazioni sulla loro reinstallazione, consultate i post relativi a Windows XP, Windows Vista, oppure un'altra versione di Windows, sono comunque tutte molto simili fra loro.
In una generica distribuzione Linux:
L'installazione ex-novo delle Guest Additions in una generica distribuzione Linux è in 3 fasi:
1) attivazione supporto moduli di kernel esterni,
2) installazione delle Guest Additions (in realtà si tratta del mount del file iso nella vostra macchina virtuale,
3) compilazione e attivazione delle Guest Additions.
Trattandosi di un aggiornamento, la fase 1 è già stata fatta, occorre solo portare a termine la fase 2 e la fase 3. Fate pertanto riferimento solo a quest'ultime due nel relativo post “VirtualBox: Guest Additions in Linux, procedura generale”
In SUSE Linux:
Anche qui, come per la versione generica, la fase 1 è stata portata a termine già in precedenza, attenetevi solo alle fasi 2 e 3, trattate rispettivamente nei post “VirtualBox: installare le Guest Additions in SUSE, fase 2” e “VirtualBox: installare le Guest Additions in SUSE, fase 3”.
In Ubuntu Linux:
Stesso discorso: la fase 1 non serve, è già stata fatta. Pertanto nel relativo post “VirtualBox: Guest Additions in Ubuntu Linux” cominciate a seguirne le indicazioni da fig. 6.
Bene, spero di non aver dimenticato nulla; nel caso di dubbi, fatemi sapere.
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Fortunatamente la procedura è molto semplice sia su guest Windows che Linux (su quest'ultimi un po' meno, ma niente a che vedere con le difficoltà della loro installazione ex-novo): è sufficiente provvedere al loro aggiornamento diretto, senza ulteriori fronzoli come eventuali disinstallazioni; vediamolo in concreto con 2-3 esempi, sia in guest Windows che Linux.
In Windows:
Se proprio volete, perdeteci un attimo di tempo e disinstallate prima la versione precedente delle Guest Additions (fig.1), quando è terminata, e sempre per esser fiscali, riavviate la macchina virtuale.
fig. 1
Terminato il riavvio, procedete con l'installazione della nuova versione delle Guest Additions (fig. 2), infine riavviate di nuovo; tutto qui.
fig. 2
Se avete bisogno di maggiori informazioni sulla loro reinstallazione, consultate i post relativi a Windows XP, Windows Vista, oppure un'altra versione di Windows, sono comunque tutte molto simili fra loro.
In una generica distribuzione Linux:
L'installazione ex-novo delle Guest Additions in una generica distribuzione Linux è in 3 fasi:
1) attivazione supporto moduli di kernel esterni,
2) installazione delle Guest Additions (in realtà si tratta del mount del file iso nella vostra macchina virtuale,
3) compilazione e attivazione delle Guest Additions.
Trattandosi di un aggiornamento, la fase 1 è già stata fatta, occorre solo portare a termine la fase 2 e la fase 3. Fate pertanto riferimento solo a quest'ultime due nel relativo post “VirtualBox: Guest Additions in Linux, procedura generale”
In SUSE Linux:
Anche qui, come per la versione generica, la fase 1 è stata portata a termine già in precedenza, attenetevi solo alle fasi 2 e 3, trattate rispettivamente nei post “VirtualBox: installare le Guest Additions in SUSE, fase 2” e “VirtualBox: installare le Guest Additions in SUSE, fase 3”.
In Ubuntu Linux:
Stesso discorso: la fase 1 non serve, è già stata fatta. Pertanto nel relativo post “VirtualBox: Guest Additions in Ubuntu Linux” cominciate a seguirne le indicazioni da fig. 6.
Bene, spero di non aver dimenticato nulla; nel caso di dubbi, fatemi sapere.
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mercoledì 5 settembre 2007
VirtualBox: aggiornarlo alla versione 1.5.0
Come sa chi ha già usato le versione precedenti di VirtualBox, non esiste una procedura di aggiornamento vera e propria del programma: occorre prima disinstallare la vecchia versione, poi installare la nuova. La disinstallazione non va a toccare le macchine virtuali che avete già creato, ma per sicurezza salvatele da qualche parte prima di procedere. Una volta finito tutto, mi raccomando, non dimenticate di aggiornare anche le Guest Additions all'interno di ogni singola macchina virtuale.
Riassumendo, occorre procedere così:
- salvataggio delle macchine virtuali eventualmente esistenti;
- disinstallazione di VirtualBox;
- installazione della nuova versione di VirtualBox;
- aggiornamento delle Guest Additions in ogni macchina virtuale dall'interno della stessa.
E' tutto, buon lavoro! :-)
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Riassumendo, occorre procedere così:
- salvataggio delle macchine virtuali eventualmente esistenti;
- disinstallazione di VirtualBox;
- installazione della nuova versione di VirtualBox;
- aggiornamento delle Guest Additions in ogni macchina virtuale dall'interno della stessa.
E' tutto, buon lavoro! :-)
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martedì 4 settembre 2007
VirtualBox: versione 1.5.0, tutte le novità
Nel post "Rilasciato Virtualbox 1.5.0” vi segnalavo ieri, l'uscita fresca fresca della versione 1.5.0 di VirtualBox. Eccoci oggi a guardare più da vicino alcune delle novità, che, se avete già dato un'occhiata al Changelog segnalato sempre ieri, avrete notato sono davvero corpose.
Solo alcune, in ordine sparso:
- 64 bit anche su sistemi host Windows;
- 2 GB di memoria assegnabile ad ogni macchina guest (contro i precedenti 1,2 GB);
- miglioramenti nel supporto alle estensioni per la virtualizzazione implementate nei processori Intel e AMD e relativo settaggio direttamente dall'interfaccia grafica di VirtualBox;
- introduzione delle porte seriali sulle macchine virtuali;
- supporto alle DirectDraw su guest Windows per migliori performance video;
- supporto Intel PXE 2.1 per il boot da rete;
- Guest Additions anche per IBM OS/2 Warp;
- supporto per più monitor su sistemi guest Windows;
- possibilità di scaricare le VirtualBox Guest Additions direttamente da Internet se non sono presenti in locale;
- supporto a Xorg 1.3 in Linux (per cui, ad esempio, ora Fedora 7 è supportato);
- indicatore di attività sulla barra di stato anche per i dispositivi USB e le cartelle condivise.
Miglioramenti vari, tesi soprattutto a migliorarne stabilità e prestazioni, si registrano poi in quasi ogni area di VirtualBox. Guardavo tra l'altro le dimensioni delle Guest Additions: da poco meno di 3 MB, sono passate a quasi 5 MB. Così pure la dimensione complessiva del file d'installazione di VirtualBox: da poco più di 15 a quasi 17 MB.
Una delle feature introdotte nelle nuove Guest Additions è presente solo su sistemi guest Windows. Si tratta di una nuova modalità di visualizzazione della finestra guest chiamata Seamless windows (letteralmente, senza cucitura), nella traduzione italiana, Modalità Trasparente. Ve ne parlo in fig. 9, ora addentriamo pian piano nel nuovo VirtualBox; venite con me.
Selezionate una macchina virtuale (ho preso a caso una SUSE Linux) e invocate le sue impostazioni dall'apposito menù (fig. 1).

fig. 1
Vi accorgerete subito della prima differenza: ora la memoria base a disposizione di ogni macchina virtuale è stata incrementata a 2 GB dai precedenti 1,2 (fig. 2).

fig. 2
E non è ancora finita: sempre nelle impostazioni Generale, alla scheda Avanzate (fig. 3), è stata aggiunta la nuova voce Abilita VT-x/AMV-V che permette di attivare, direttamente dall'interfaccia grafica di VirtualBox, l'uso delle estensioni per la virtualizzazione contenute in tutti i più recenti processori Intel e AMD del vostro sistema host.
2 annotazioni:
1) fate attenzione al primo click: non compare il classico segno di spunta (come nella voce Abilita ACPI per intenderci, quella immediatamente sopra), ma un quadratino. In questo caso l'effettiva attivazione delle estensioni per la virtualizzazione dipende dalle impostazioni globali.
Per verificare, cliccate sul menù File --> Impostazioni... di fig. 1: se in Generale la voce Abilita VT-x/AMV-V è selezionata, allora la macchina virtuale userà le estensioni, altrimenti no.
Torniamo su fig. 3: se date un secondo click sulla voce Abilita VT-x/AMV-V, comparirà il classico segno di spunta: in questo caso le estensioni vengono usate sempre, indipendentemente dalle impostazioni globali appena viste.
2) le estensioni di default sono disattivate. Leggendo il manuale, questi suggerisce di lasciarle disattivate in quanto VirtualBox “usa sofisticate tecniche software che normalmente assicurano prestazioni migliori comparate alla virtualizzazione hardware”. Se ne consiglia l'abilitazione solo per sistemi operativi guest “esotici”, come esempio viene indicato IBM OS/2 Warp.

fig. 3
Un'altra nuova funzionalità la vediamo in fig. 4. Se Ricorda media montati a runtime è abilitata, VirtualBox salva nei suoi file di impostazioni lo stato di un CD/DVD o Floppy montato a runtime preservandolo così ad ogni riavvio della macchina virtuale.

fig. 4
In fig. 5 vedete invece la nuova possibilità di usare il masterizzatore CD/DVD dell'host anche nel sistema guest. Fate attenzione però: come esplicitamente riportato nella didascalia che compare quando con il mouse passate su una qualunque opzione di VirtualBox (in basso, proprio sopra il pulsante OK), non è ancora supportata la scrittura di CD audio direttamente dall'interno del guest.

fig. 5
In fig. 6 potete vedere una delle novità più grosse. Ora il PC virtuale simulato da VirtualBox non ha più solo dispositivi USB, Floppy, CD-DVD ROM, ma anche le porte seriali. Ormai non sono più tantissimi i dispositivi che ancora usano la porta seriale come interfaccia di collegamento al computer, ma modem esterni 56k, vecchie stampanti (la mia HP Deskjet 690C) possono forse trovare nuova vita anche all'interno della vostra macchina virtuale.

fig. 6
Ho fatto qualche giro di prova con il VirtualBox nuovo fiammante, e devo dire che sono soddisfatto. In particolare, nessun problema con le macchine virtuali create con la precedente versione 1.4, tranne che per un semplice box informativo relativo alla risoluzione video (fig. 7, un sistema Ubuntu, ma compare in tutti i guest, Linux o Windows che siano). Nel sistema guest era impostato con colore a 16 bit (65.536 colori) mentre la finestra VirtualBox che ospitava il guest è ottimizzata per i 32 bit; se volete eliminare la segnalazione, potete: o adeguare il numero di colori nel sistema guest passando a 32 bit, oppure spuntare la voce Non mostrare ancora questo messaggio che vedete in fig. 7.

fig. 7
L'ultima novità a cui diamo un'occhiata è la modalità Seamless windows (letteralmente, senza cucitura), tradotta come Modalità Trasparente (fig. 8).

fig. 8
Essa permette di far scomparire la finestra del guest in modo che le sue applicazioni, una volta aperte, sembrano aperte sul desktop dell'host. In fig. 9 potete vederne l'effetto, il Blocco note è stato aperto nel guest, poi è stata attivata la Modalita Trasparente: la finestra che ospitava il guest è scomparsa, e sotto, è comparso il desktop dell'host con l'icona di VirtualBox ed il suo manuale pdf.
E potete notare anche un'altra cosa: dei problemi di visualizzazione in questa nuova modalità. Almeno sul mio sistema, si è creato un effetto scia quando ho trascinato in giro per lo schermo la finestra del Blocco note. Cliccando sul desktop dell'host con il tasto destro e poi sulla voce Aggiorna, la scia compare, per ricomparire appena la finestra viene nuovamente trascinata.

Fig. 9
Bene, la carrellata sulle principali novità di VirtualBox è terminata. Nel prossimo post vedremo come farne l'update dalla vecchia versione salvaguardando l'integrità delle macchine virtuali già create, e come aggiornare le Guest Additions presenti in quest'ultime.
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Solo alcune, in ordine sparso:
- 64 bit anche su sistemi host Windows;
- 2 GB di memoria assegnabile ad ogni macchina guest (contro i precedenti 1,2 GB);
- miglioramenti nel supporto alle estensioni per la virtualizzazione implementate nei processori Intel e AMD e relativo settaggio direttamente dall'interfaccia grafica di VirtualBox;
- introduzione delle porte seriali sulle macchine virtuali;
- supporto alle DirectDraw su guest Windows per migliori performance video;
- supporto Intel PXE 2.1 per il boot da rete;
- Guest Additions anche per IBM OS/2 Warp;
- supporto per più monitor su sistemi guest Windows;
- possibilità di scaricare le VirtualBox Guest Additions direttamente da Internet se non sono presenti in locale;
- supporto a Xorg 1.3 in Linux (per cui, ad esempio, ora Fedora 7 è supportato);
- indicatore di attività sulla barra di stato anche per i dispositivi USB e le cartelle condivise.
Miglioramenti vari, tesi soprattutto a migliorarne stabilità e prestazioni, si registrano poi in quasi ogni area di VirtualBox. Guardavo tra l'altro le dimensioni delle Guest Additions: da poco meno di 3 MB, sono passate a quasi 5 MB. Così pure la dimensione complessiva del file d'installazione di VirtualBox: da poco più di 15 a quasi 17 MB.
Una delle feature introdotte nelle nuove Guest Additions è presente solo su sistemi guest Windows. Si tratta di una nuova modalità di visualizzazione della finestra guest chiamata Seamless windows (letteralmente, senza cucitura), nella traduzione italiana, Modalità Trasparente. Ve ne parlo in fig. 9, ora addentriamo pian piano nel nuovo VirtualBox; venite con me.
Selezionate una macchina virtuale (ho preso a caso una SUSE Linux) e invocate le sue impostazioni dall'apposito menù (fig. 1).
fig. 1
Vi accorgerete subito della prima differenza: ora la memoria base a disposizione di ogni macchina virtuale è stata incrementata a 2 GB dai precedenti 1,2 (fig. 2).
fig. 2
E non è ancora finita: sempre nelle impostazioni Generale, alla scheda Avanzate (fig. 3), è stata aggiunta la nuova voce Abilita VT-x/AMV-V che permette di attivare, direttamente dall'interfaccia grafica di VirtualBox, l'uso delle estensioni per la virtualizzazione contenute in tutti i più recenti processori Intel e AMD del vostro sistema host.
2 annotazioni:
1) fate attenzione al primo click: non compare il classico segno di spunta (come nella voce Abilita ACPI per intenderci, quella immediatamente sopra), ma un quadratino. In questo caso l'effettiva attivazione delle estensioni per la virtualizzazione dipende dalle impostazioni globali.
Per verificare, cliccate sul menù File --> Impostazioni... di fig. 1: se in Generale la voce Abilita VT-x/AMV-V è selezionata, allora la macchina virtuale userà le estensioni, altrimenti no.
Torniamo su fig. 3: se date un secondo click sulla voce Abilita VT-x/AMV-V, comparirà il classico segno di spunta: in questo caso le estensioni vengono usate sempre, indipendentemente dalle impostazioni globali appena viste.
2) le estensioni di default sono disattivate. Leggendo il manuale, questi suggerisce di lasciarle disattivate in quanto VirtualBox “usa sofisticate tecniche software che normalmente assicurano prestazioni migliori comparate alla virtualizzazione hardware”. Se ne consiglia l'abilitazione solo per sistemi operativi guest “esotici”, come esempio viene indicato IBM OS/2 Warp.
fig. 3
Un'altra nuova funzionalità la vediamo in fig. 4. Se Ricorda media montati a runtime è abilitata, VirtualBox salva nei suoi file di impostazioni lo stato di un CD/DVD o Floppy montato a runtime preservandolo così ad ogni riavvio della macchina virtuale.
fig. 4
In fig. 5 vedete invece la nuova possibilità di usare il masterizzatore CD/DVD dell'host anche nel sistema guest. Fate attenzione però: come esplicitamente riportato nella didascalia che compare quando con il mouse passate su una qualunque opzione di VirtualBox (in basso, proprio sopra il pulsante OK), non è ancora supportata la scrittura di CD audio direttamente dall'interno del guest.
fig. 5
In fig. 6 potete vedere una delle novità più grosse. Ora il PC virtuale simulato da VirtualBox non ha più solo dispositivi USB, Floppy, CD-DVD ROM, ma anche le porte seriali. Ormai non sono più tantissimi i dispositivi che ancora usano la porta seriale come interfaccia di collegamento al computer, ma modem esterni 56k, vecchie stampanti (la mia HP Deskjet 690C) possono forse trovare nuova vita anche all'interno della vostra macchina virtuale.
fig. 6
Ho fatto qualche giro di prova con il VirtualBox nuovo fiammante, e devo dire che sono soddisfatto. In particolare, nessun problema con le macchine virtuali create con la precedente versione 1.4, tranne che per un semplice box informativo relativo alla risoluzione video (fig. 7, un sistema Ubuntu, ma compare in tutti i guest, Linux o Windows che siano). Nel sistema guest era impostato con colore a 16 bit (65.536 colori) mentre la finestra VirtualBox che ospitava il guest è ottimizzata per i 32 bit; se volete eliminare la segnalazione, potete: o adeguare il numero di colori nel sistema guest passando a 32 bit, oppure spuntare la voce Non mostrare ancora questo messaggio che vedete in fig. 7.
fig. 7
L'ultima novità a cui diamo un'occhiata è la modalità Seamless windows (letteralmente, senza cucitura), tradotta come Modalità Trasparente (fig. 8).
fig. 8
Essa permette di far scomparire la finestra del guest in modo che le sue applicazioni, una volta aperte, sembrano aperte sul desktop dell'host. In fig. 9 potete vederne l'effetto, il Blocco note è stato aperto nel guest, poi è stata attivata la Modalita Trasparente: la finestra che ospitava il guest è scomparsa, e sotto, è comparso il desktop dell'host con l'icona di VirtualBox ed il suo manuale pdf.
E potete notare anche un'altra cosa: dei problemi di visualizzazione in questa nuova modalità. Almeno sul mio sistema, si è creato un effetto scia quando ho trascinato in giro per lo schermo la finestra del Blocco note. Cliccando sul desktop dell'host con il tasto destro e poi sulla voce Aggiorna, la scia compare, per ricomparire appena la finestra viene nuovamente trascinata.
Fig. 9
Bene, la carrellata sulle principali novità di VirtualBox è terminata. Nel prossimo post vedremo come farne l'update dalla vecchia versione salvaguardando l'integrità delle macchine virtuali già create, e come aggiornare le Guest Additions presenti in quest'ultime.
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lunedì 3 settembre 2007
Rilasciato Virtualbox 1.5.0
Così, a sensazione, me lo aspettavo. Appena tornati dalle ferie, i ragazzi della innotek (che volete da me, me lì immagini giovanotti di 30 anni che si divertono un mondo a smanettare con le tecnologie di virtualizzazione) hanno reso disponibile una nuova versione di VirtualBox: la 1.5.0.
Mentre scrivo, sta andando il download del programma e del suo manuale utente, appena ho ulteriori informazioni e qualche screenshot, vi aggiorno. Nel frattempo, se siete curiosi e non ce la fate ad aspettare, date un'occhiata al Changelog (in inglese), è davvero molto nutrito ed interessante.
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Mentre scrivo, sta andando il download del programma e del suo manuale utente, appena ho ulteriori informazioni e qualche screenshot, vi aggiorno. Nel frattempo, se siete curiosi e non ce la fate ad aspettare, date un'occhiata al Changelog (in inglese), è davvero molto nutrito ed interessante.
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domenica 2 settembre 2007
Wikinomics, progettazione partecipativa e la banda Osiris
Qualche sera fa ero in piazza ad Arezzo. Erano le 22, avevo sonno, e la sedia su cui sedevo davanti al palco era anche abbastanza comoda da provarci. Ma quando è intervenuto il funzionario della regione Toscana, in un'istante tutti i neuroni già sotto le coperte, sono tornati indietro a dare man forte all'unico neurone rimasto di presidio.
Argomento della serata: progettazione partecipata per la riqualificazione di Piazza Sant'Agostino.
In poche parole, il comune ha deciso di riqualificare quella che è una piazza storica della città seguendo un metodo nuovo, un metodo partecipativo: alla fase di progettazione dell'opera potranno dare il proprio contributo tutti i cittadini tramite dei focus group, dei gruppi di lavoro.
Non più la classica decisione calata dall'alto, ma una decisione collaborativa, in cui le indicazioni dei cittadini saranno parte integrante del progetto sin dall'inizio, in cui i cittadini sono parte attiva e, cito l'opuscolo distribuito durante la serata, "portatori di conoscenze specifiche sui luoghi, dei problemi, dei bisogni". Insomma, un altro esempio, questa volta dal mondo dell'amministrazione pubblica, della wikinomics, la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo.
E cosa centra con tutto ciò la Banda Osiris? A fine serata c'era una loro performance. Che dire: dei veri “animali” da palcoscenico! Una freschezza, un'energia, una dinamicità, trascinanti come pochi: non c'è neanche bisogno di dirlo, fino a fine serata non ho più avuto problemi di sonno. ;-)
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Argomento della serata: progettazione partecipata per la riqualificazione di Piazza Sant'Agostino.
In poche parole, il comune ha deciso di riqualificare quella che è una piazza storica della città seguendo un metodo nuovo, un metodo partecipativo: alla fase di progettazione dell'opera potranno dare il proprio contributo tutti i cittadini tramite dei focus group, dei gruppi di lavoro.
Non più la classica decisione calata dall'alto, ma una decisione collaborativa, in cui le indicazioni dei cittadini saranno parte integrante del progetto sin dall'inizio, in cui i cittadini sono parte attiva e, cito l'opuscolo distribuito durante la serata, "portatori di conoscenze specifiche sui luoghi, dei problemi, dei bisogni". Insomma, un altro esempio, questa volta dal mondo dell'amministrazione pubblica, della wikinomics, la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo.
E cosa centra con tutto ciò la Banda Osiris? A fine serata c'era una loro performance. Che dire: dei veri “animali” da palcoscenico! Una freschezza, un'energia, una dinamicità, trascinanti come pochi: non c'è neanche bisogno di dirlo, fino a fine serata non ho più avuto problemi di sonno. ;-)
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sabato 1 settembre 2007
Wikinomics: la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo (3a parte)
Nel precedente post, "Wikinomics: la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo (2a parte)", mi fermavo all'affermazione che, "Certo, non è tutto un fiorire di rose...".
Le aziende restano aziende, e chi ne possiede una fetta, gli azionisti, vorrà sempre il suo tornaconto. Ma siamo in una fase nuova, dove le aziende non si comportano più solo come degli squali, dove il più piccolo mangia il più grande, e tutti in una grande vasca chiamata “libero mercato” a massacrarsi.
Cominciano ad allontanarsi gli anni '90 del secolo scorso, dove si esaltavano i manager giapponesi che per ispirarsi nel loro lavoro, leggevano “Il Libro dei 5 anelli” di Miyamoto Musashi (leggendario spadaccino giapponese vissuta a cavallo tra 1500 e 1600, mai battuto in duello). Erano i tempi in cui l'altro era comunque il nemico da abbattere, da azzannare, da distruggere.
Ora però, pian piano, sta emergendo una nuova modalità operativa, in cui, seppur ancora nella grande vasca, le aziende cominciano a mollare la "via del fare da soli". Si stanno rendendo conto che sono in un ecosistema più grande di loro, fatto da noi abitanti della rete non più inermi consumatori alla loro mercé. E' meglio entrare a far parte di questo ecosistema che combatterlo, è meglio entrare nella nuova economia della collaborazione che restarne fuori, perché, come dicono gli stessi autori: "è tempo di collaborare, o di andare in rovina".
E a noi abitante della rete cosa resta di tutto ciò? Tanto, tantissimo, perché si va via via affermando un nuovo cittadino digitale. Citando ancora gli autori: "la collaborazione di massa è una nuova modalità tramite cui le persone possono socializzare, divertirsi, innovare ed interagire all'interno delle comunità peer-to-peer a cui scelgono di partecipare".
Tutto ciò influenzerà il nostro modo di lavorare, di divertirci, di vivere il nostro rapporto con gli altri. Come sarà quest'influenza, se ci arricchirà, o non farà altro che aggiungere ulteriore stress ad una vita già spesso dai ritmi isterici, questo dipende solo da noi.
Ognuno, faccia la propria scelta.
E se volete saperne di più, potete visitare wikinomics.com, il sito in inglese del libro, oppure, per la versione italiana, direttamente in libreria, anche online su EtasLab.it.
Buona lettura. :-)
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Le aziende restano aziende, e chi ne possiede una fetta, gli azionisti, vorrà sempre il suo tornaconto. Ma siamo in una fase nuova, dove le aziende non si comportano più solo come degli squali, dove il più piccolo mangia il più grande, e tutti in una grande vasca chiamata “libero mercato” a massacrarsi.
Cominciano ad allontanarsi gli anni '90 del secolo scorso, dove si esaltavano i manager giapponesi che per ispirarsi nel loro lavoro, leggevano “Il Libro dei 5 anelli” di Miyamoto Musashi (leggendario spadaccino giapponese vissuta a cavallo tra 1500 e 1600, mai battuto in duello). Erano i tempi in cui l'altro era comunque il nemico da abbattere, da azzannare, da distruggere.
Ora però, pian piano, sta emergendo una nuova modalità operativa, in cui, seppur ancora nella grande vasca, le aziende cominciano a mollare la "via del fare da soli". Si stanno rendendo conto che sono in un ecosistema più grande di loro, fatto da noi abitanti della rete non più inermi consumatori alla loro mercé. E' meglio entrare a far parte di questo ecosistema che combatterlo, è meglio entrare nella nuova economia della collaborazione che restarne fuori, perché, come dicono gli stessi autori: "è tempo di collaborare, o di andare in rovina".
E a noi abitante della rete cosa resta di tutto ciò? Tanto, tantissimo, perché si va via via affermando un nuovo cittadino digitale. Citando ancora gli autori: "la collaborazione di massa è una nuova modalità tramite cui le persone possono socializzare, divertirsi, innovare ed interagire all'interno delle comunità peer-to-peer a cui scelgono di partecipare".
Tutto ciò influenzerà il nostro modo di lavorare, di divertirci, di vivere il nostro rapporto con gli altri. Come sarà quest'influenza, se ci arricchirà, o non farà altro che aggiungere ulteriore stress ad una vita già spesso dai ritmi isterici, questo dipende solo da noi.
Ognuno, faccia la propria scelta.
E se volete saperne di più, potete visitare wikinomics.com, il sito in inglese del libro, oppure, per la versione italiana, direttamente in libreria, anche online su EtasLab.it.
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