Visualizzazione post con etichetta SVS. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SVS. Mostra tutti i post

venerdì 5 ottobre 2007

SVS: esclusione directory dalla cattura nei layer

Nel precedente post sull'argomento, vi avevo illustrato le motivazione che possono portare alla scelta di escludere alcune cose dalla cattura nel layer durante il normale funzionamento dell'applicazione virtualizzata. Vediamo adesso come procedere all'esclusione dal processo di cattura di intere directory, fino all'intero disco rigido se occorre, in modo tale che i file vengano scritti direttamente sul disco e non nel layer.

Avviate l'interfaccia amministrativa di SVS (fig. 1), scegliete l'applicazione virtualizzata che volete modificare e cliccateci sopra con il tasto destro, poi cliccate sulla voce Modifica proprietà avanzate layer...

Fig. 1 - Esclusione voci nei layer - modifica proprietà avanzate layer
Fig. 1


Nella finestra che si apre vi sono 5 tab, a noi interessa il quarto da sinistra, Escludi voci (fig. 2); cliccateci sopra per selezionarlo.

Fig. 2 - Esclusione voci nei layer - tab Escludi voci
fig. 2


All'interno della finestra di fig. 3, cliccate con il tasto destro del mouse in una zona vuota e con il tasto sinistro sul menù Nuova voce esclusione.

Fig. 3 - Esclusione voci nei layer - Nuova voce esclusione
fig. 3


Selezionate Directory se già non lo è (fig. 4) e poi cliccate sul pulsante Sfoglia.

Fig. 4 - Esclusione voci nei layer - scelta Voce di esclusione
fig. 4


Quando si sarà aperta l'apposita finestra, selezionate l'intero disco e cliccate su OK per concludere.

Fig. 5 - Esclusione voci nei layer - ricerca cartella da escludere
fig. 5


Non dimenticate di selezionate il checkbox Escludi sottodirectory (fig. 6) per escludere dal processo di cattura anche tutte le sottocartelle presenti sul vostro disco rigido (l'indicazione, così come quella originale in lingua inglese, è secondo me fuorviante perché fa pensare che serva ad escludere le sottodirectory dalla funzione che stiamo utilizzando); quando avete terminato, cliccate su OK.

Fig. 6 - Esclusione voci nei layer - Escludi sottodirectory
fig. 6


Guardate fig. 7: è comparsa una voce che dice che saranno escluse dal processo di cattura, tutte le cartelle e le sottocartelle del vostro disco di sistema (quello su cui è installato Windows, C:)

Fig. 7 - Esclusione voci nei layer - voce di esclusione creata
fig. 7


Ripetendo lo stesso procedimento potete selezionare anche il vostro CD/DVD ROM (fig. 8) e così via.

Fig. 8 - Esclusione voci nei layer - seconda voce di esclusione creata
fig. 8


Una scelta che personalmente vi consiglio, è quella di escludere la vostra cartella Documenti ed il Desktop. La cosa migliore che potete fare è rendere queste due esclusioni predefinite all'interno dei layer, in modo tale che ad ogni creazione di un nuovo layer, questo “esce di fabbrica” già con queste esclusioni.

Lo vedremo nel prossimo post sull'argomento.

@:\>

sabato 29 settembre 2007

SVS: articoli in italiano su Juice

Su Juice, la community degli "Altiris Product Enthusiasts" trovate numerosi articoli tradotti in italiano dal solito riva11 (e chi altri sennò? :-D); da non perdere!

@:\>

giovedì 27 settembre 2007

Tutti i post del blog in PDF

E' questa la bella iniziativa di Michele Benvegnù che dice: “Credo di aver fatto cosa gradita agli utenti di Giornale di Sistema interessati alla virtualizzazione. Ho raccolto tutti i post pubblicati sino ad ora relativi a VirtualBox e a SVS in due pdf; ne sono risultati due interessanti guide operative, che spero in futuro di aggiornare, in collaborazione con Giornale di Sistema”.

Cosa graditissima! Grazie infatti al personale impegno di Michele ed alla sua generosa messa a disposizione dello spazio web, ora potrete scaricare tutti i post relativi ad SVS e VirtualBox per una comoda consultazione offline. Trovate:

- qui il PDF per Altiris SVS,
- qui il PDF per innotek VirtualBox .

E per lasciare traccia del tutto al di là del singolo post, i link sono anche in alto nella barra laterale sinistra.

Un grande super-mega-grazie a Michele, e una buona lettura a tutti voi. :-)

@:\>

domenica 16 settembre 2007

SVS: esclusioni nei layer, introduzione

Terminata la serie di post sul funzionamento della virtualizzazione in SVS, vedremo ora le funzionalità avanzate rese possibili proprio da questo schema di funzionamento. Cominciamo dalla prima, la più utile e che sicuramente vi ritroverete ad usare più spesso: Escludi voci.

Sappiamo che SVS quando cattura virtualizzandola l'installazione di un'applicazione, la pone in un layer a sola lettura. Quando poi passate ad usare l'applicazione virtualizzata, le modifiche apportate alle impostazioni del programma ed i documenti prodotti, vengono salvati nel layer editabile; maggiori dettagli lì trovate nel post "SVS: virtualizzazione, come funziona (3a parte)".

Il comportamento di default del secondo caso, cioè durante l'uso dell'applicazione virtualizzata, per i documenti può essere modificato. Si possono infatti escludere dalle catture, tutti i file con una certa estensione, oppure tutti i file contenuti in una specifica cartella, oppure tutti quelli su un determinato disco rigido. Vedremo anche, come preimpostare un certo tipo di esclusione per ogni nuovo layer creato, in modo che, terminata la sua creazione, questi conterrà all'interno già tutte le esclusioni che vogliamo, senza doverlo fare successivamente e a mano ogni volta.

A cosa può servire tutto ciò?
A non lasciare intrappolati nel layer dell'applicazione che li ha prodotti, anche i suoi documenti. Non mi stancherò mai di ripeterlo: è una grande comodità avere le applicazioni catturate all'interno dei layer per questioni di trasportabilità della stessa, pulizia, usabilità e velocità di Windows (soprattutto all'avvio, non dove gestire un sacco di applicazioni che se non state usando, potete semplicemente). Altrettanto però, non si può dire dei relativi documenti.

Immaginate di aver scritto una lettera da inviare come e-mail e creato un file .zip: a lavoro ultimato, spegnete tutto, tanto l'e-mail la dovete inviare l'indomani. L'indomani arriva, riaccendete il PC, e prima di poter inviare l'e-mail con in allegato il file .zip, dovete riavviare un layer, poi anche l'altro: fatta una volta questa storia, fatta due, alla lunga diventa semplicemente scomoda!

E come la mettiamo con il salvataggio dei documenti? Mi direte: beh, basta salvare il layer con la funzione di esportazione, all'interno ci saranno anche i documenti prodotti. Ma immaginate si tratti del vostro Office: già da solo e a seconda di quante cose avete installato, può occupare anche 200 e più megabyte sul vostro disco rigido. Anche se in fase di esportazione del layer SVS comprime il salvataggio, miracoli non ne compie: potreste ritrovarvi con altri 100, 150 MB occupati sul vostro disco rigido solo per salvare qualche MB di documenti. Scomodo, dispendioso, inutile!

Senza contare poi, che se si rovina un layer e non l'avete salvato, avete perso tutto; in caso contrario invece, il layer ci mettete poco a ricostruirlo, ed i documenti sono al sicuro sul vostro disco rigido (di cui naturalmente fate spesso il backup, vero?).

Una piccola nota prima di terminare. Nei primi post usavo SVS con i menù in inglese. Grazie allo splendido lavoro di Riva11, di recente (neanche più tanto ormai) questi sono stati tradotti in italiano, pertanto, dai prossimi post le immagini faranno riferimento alla sola versione con i menù in italiano.

@:\>

domenica 9 settembre 2007

SVS: virtualizzazione, come funziona (3a parte)

Nel post “SVS: virtualizzazione, come funziona (2a parte)” abbiamo visto in profondità com'è fatto un VSP, Virtual Software Package. Ci siamo accorti come questo in realtà, sia la combinazione di 2 elementi: i Layer (Virtual Software Layer) ed i file .vsa (Virtual Software Archive). In questo ultimo post sull'argomento, approfondiremo la conoscenza della struttura interna di un Layer (fig. 1).

Fig. 1 - SVS - schema di un Layer
fig. 1


Tenete d'occhio fig. 1: potete subito notare come il Layer sia a sua volta composto da 2 sottolayer (sublayer). Vediamoli:

Sublayer a sola lettura, contiene le catture fatte durante la virtualizzazione dell'applicazione, di:

- tutti i file del programma virtualizzato,
- tutte le sue impostazioni,
- tutte le chiavi del registro di Windows.

Sublayer editabile, contiene:

- tutte le modifiche apportate alle impostazioni del programma dopo la sua virtualizzazione, ossia nell'uso quotidiano;
- tutti i documenti prodotti, a meno che non siano stati esplicitamente esclusi dalla cattura.

Vedremo infatti nei prossimi post, come sia possibile fare catture selettive all'interno del layer, del tipo: solo documenti OpenOffice.org e non quelli Word, oppure solo quelli che salviamo nella cartella Documenti ma non quelli sul Desktop, e così via.

Il fatto che, tutto ciò che crea o modifica l'utente dopo la virtualizzazione dell'applicazione, viene catturato in un layer a parte, è di grande utilità in caso di problemi.

Mettiamo abbiate pasticciato con le impostazioni di OpenOffice.org, oppure abbiate installato Firefox a cui poi avete aggiunto un plugin e questo malfunzioni: basterà resettare il layer e tutto tornerà alla configurazione iniziale.
Oppure, volete trasportare su un altro computer solo l'applicazione virtualizzata, senza i documenti catturati all'interno: prima di esportare il layer, basterà salvarlo da qualche parte per non perdere definitivamente i documenti, poi resettarlo, esportarlo, infine ricaricare la versione salvata.

Bene, la parte teorica sullo schema di funzionamento della virtualizzazione in SVS termina qui.
Nei prossimi post su SVS, vedremo una serie di sue funzionalità avanzate che originano proprio da quanto abbiamo visto; non mancate. :-)

@:\>

venerdì 31 agosto 2007

SVS 2.1: HotFix 2 disponibile

Disponibile da qualche giorno l'HotFix 2 per SVS 2.1, risolve alcuni bug emersi nell'uso di SVS, fra cui:

- crash del sistema dopo che è stato inserito per la prima volta un nuovo dispositivo USB;
- consumo anomalo della memoria del sistema (memory leaks).

Per scaricarlo, visitate l'Altiris Knowledgebase e cliccate sul file .zip presente sotto l'etichetta Attachments, nella barra di navigazione sul lato destro della pagina.

Questo upgrade porta SVS alla versione 2.1.2084, ed è cumulativo, comprendendo anche il precedente HotFix 1. Proprio come nella precedente occasione, valutate comunque prima la necessità dell'upgrade: se le cose finora hanno sempre funzionato bene e non avete notato malfunzionamenti, non stuzzicate il can che dorme, la legge di Murphy è sempre in agguato. ;-)

@:\>

mercoledì 29 agosto 2007

SVS: virtualizzazione, come funziona (2a parte)

Dopo aver visto nel mega-post "SVS: virtualizzazione, come funziona (1a parte)" il funzionamento del cuore di SVS, l'SVS File System Filter Driver (brevemente, Filter), continueremo il nostro viaggio nell'architettura interna di SVS analizzando i VSP (Virtual Software Package).

Virtual Software Package (VSP) è in realtà un termine generico per indicare 2 componenti diversi dell'architettura interna di SVS (fig. 1):

- Virtual Software Layer;
- Virtual Software Archive.

Fig. 1 - SVS - schema Virtual Software Package (VSP)
fig. 1

Il primo, il Virtual Software Layer, è il layer di cui abbiamo sempre parlato finora.

Esso contiene tutti i file dell'applicazione, i suoi settaggi, le voci del registro di Windows, i documenti prodotti dall'applicazione; ogni applicazione ha il suo layer, ma un layer può catturare più applicazioni. Dato che ogni layer è gestito come una singola entità, nel caso che al suo all'interno vengano catturate più applicazioni, queste saranno gestite tutte insieme: non è possibile ad esempio disattivarne una sola, ma solo tutte oppure nessuna.

Ma dove vengono immagazzinati i layer sul vostro disco rigido? Date un'occhiata al vostro disco C: troverete una cartella di nome fslrdr. Ne avevo già parlato nel post “SVS: attivazione - disattivazione di un layer”, seguite il link e guardate fig. 3: ecco, è qui che vengono immagazzinati tutti i vostri layer come sottocartelle di fslrdr.

Che cosa succede di preciso?
Riprendete un attimo il post della volta scorsa, "SVS: virtualizzazione, come funziona (1a parte)": quando voi guardavate la cartella in C:\Programmi\NomeCartellaProgramma dell'applicazione virtualizzata, sappiamo che il Filter vi ridirigeva al layer. Ora finalmente sappiamo esattamente dove: in una cartella di nome C:\fslrdr\1\[_B_]PROGRAMFILES[_E_]\NomeCartellaProgramma.

Il secondo componente dell'architettura interna di SVS è il Virtual Software Archive.

Si tratta dei file .vsa prodotti dalla funzione Esporta layer di SVS (Export layer nella versione inglese descritta tempo fa nel post "SVS: import - export di un layer"). Permettono di salvare il layer e trasportarlo ovunque vogliamo, o semplicemente archiviarlo, così da ripristinarlo in caso di reinstallazione di Windows.

Quando il layer viene importato con l'apposita funzione (descritta sempre nel post "SVS: import - export di un layer"), non si fa altro che leggere il file .vsa dalla posizione in cui è stato archiviato e rimetterlo al suo posto nella cartella fslrdr.

Come potete notare tutto ruota intorno alla cartella fslrdr. E' lì che il Filter redirige ogni chiamata ad un'applicazione virtualizzata, è lì che viene posizionato un layer importato, è da lì che viene prelevato un layer da archiviare in un file .vsa; tutto viene redirezionato da/verso quest'area che viene appunto detta “SVS redirection area”.

Infine, vi accenno brevemente anche un'ulteriore tipologia di file, i .vra.
Il loro scopo, legato ad una particolare modalità di funzionamento di SVS detta Runtime Mode, è quello di fornire all'utente un'applicazione già virtualizzata e funzionante senza che questi abbia SVS; per il momento non approfondiamo ulteriormente l'argomento, non aggiunge nulla alla comprensione del funzionamento di SVS.

Bene, questa volta ci manteniamo brevi fermandoci qui.
Il discorso teorico oramai volge al termine, e nel prossimo post lo chiuderemo vedendo come è fatto un layer al suo interno. A quel punto nulla vi potrà più fermare: la configurazione e le opzioni più avanzate di SVS saranno nelle vostre mani, potrete così
saggiarne finalmente tutta la potenza e l'elasticità d'uso.

@:\>

mercoledì 8 agosto 2007

SVS: virtualizzazione, come funziona (1a parte)

Era da un po' che non mi occupavo di SVS.

Rinfreschiamoci allora rapidamente la memoria: a cosa serve SVS?
In poche parole, se programmi come VirtualBox vi permettono di virtualizzare un intero sistema operativo, SVS vi permette di virtualizzare “solo” le applicazioni installate sul sistema operativo (cioè Windows, per ora SVS esiste solo per questo sistema operativo).

Dell'utilità di virtualizzare un'applicazione e delle varie possibilità offerte da SVS vi avevo già parlato nel post “SVS: installare programmi per finta” e nei successivi. Vi consiglio di leggerne quanti più possibile prima di affrontare la lettura di questo post in quanto in qualche modo propedeutici alla sua comprensione.

Sarà infatti un post di approfondimento: scopriremo insieme come SVS gestisce la virtualizzazione di un'applicazione.

Questo mi permetterà sia di illustrarvi il dietro le quinte di una tecnologia così affascinante come quella della virtualizzazione, sia di illustrarvi, in futuri post, le funzionalità più avanzate di SVS. Questa volta non ci saranno molte immagini (per la verità, una sola), ma confido nella vostra pazienza e curiosità per approfondire un argomento non proprio semplicissimo. Cominciamo.

Il processo di virtualizzazione di un'applicazione inizia con la cattura della sua installazione all'interno di un Layer appositamente predisposto. In quel mentre, tutti i file del programma che verrebbero copiati sul disco rigido, e tutte le modifiche che verrebbero apportate al registro di Windows, vengono intercettati e dirottati verso il Layer.

Esistono perciò 2 meccanismi software che lavorano in concerto fra di loro nella virtualizzazione di un'applicazione (fig. 1):

- il Layer, che cattura tutto al suo interno;
- il meccanismo di re-direzione (detto SVS File System Filter Driver) che intercetta i file e le chiavi di registro dell'applicazione che stiamo virtualizzando deviando il tutto verso il layer.

Fig. 1 - schema redirezione input-output tramite SVS File System Filter Driver
Fig. 1

Vediamo come lavorano insieme questi 2 meccanismi.

Supponiamo abbiate virtualizzato Microsoft Office, oppure OpenOffice.org, o una qualunque altra applicazione che volete provare. Terminata la virtualizzazione, se date un'occhiata con l'Esplora Risorse nella cartella Programmi, vedrete la cartella del programma al suo posto. Provate anche a creare un documento con la vostra applicazione e salvatela nella cartella Documenti, poi visualizzatela nell'Esplora risorse: vedrete il file al suo posto.

Ora chiudete il programma virtualizzato e disattivatene il layer: vedrete in tempo reale, scomparire il file dalla cartella Documenti, scomparire l'intera cartella del programma dalla cartella Programmi di Windows, e addirittura, scomparirà anche la voce del programma dal menù Start di Windows.

Insomma, come se non fosse mai esistita, che è appunto quanto ci aspettavamo. Tutto infatti è rimasto nel layer che abbiamo disattivato, pertanto ora è invisibile all'intero sistema tutto ciò che questi contiene: il programma virtualizzato, i documenti prodotti dal programma, le impostazioni e le modifiche al registro di Windows sempre relative al programma.

Ma cosa succede esattamente dietro le quinte? Come viene gestita questa magia, queste “apparizioni/sparizioni” (era la frase di una gag di Ezio Greggio al Drive In di 20 anni fa, ricordate? :-D)?

Riattivate il layer e tenete d'occhio fig. 1 mentre vi spiego; nel frattempo tutta l'applicazione, i suoi documenti, i menù in Start, e anche i settaggi e le modifiche al registro di Windows, saranno già riapparsi al loro posto. Quello che ora state osservando nella finestra dell'Esplora Risorse è in realtà la visualizzazione congiunta di informazioni provenienti da 2 diverse fonti:

- i file reali contenuti nel vostro sistema grazie all'installazione tradizionale delle varie applicazione;
- i file contenuti nel layer dell'applicazione virtualizzata.

Quando il layer è attivo come in questo momento (guardate sempre fig. 1), l'SVS File System Filter Driver (d'ora in poi semplicemente Filter), intercetta tutte le chiamate al sistema operativo che riguardano in qualche modo l'applicazione virtualizzata, e risponde al suo posto. In questo modo, l'Esplora Risorse viene in un certo senso ingannato, perché non sa che sta visualizzando informazioni provenienti anche dal Filter invece che solo da Windows, a cui inizialmente aveva chiesto e con cui comunque crede ancora e solo di avere a che fare.

Il Filter quindi è il cuore di SVS: analizza tutte le richieste fatte al sistema operativo e controlla se ve ne sono per applicazioni presenti nei layer attivi. Se ne trova, intercetta al volo la richiesta e la dirotta verso il layer. Se non ve ne sono, o ve ne sono ma indirizzate a layer in quel momento disattivi, semplicemente le ignora.

Ecco allora spiegata la magica sparizione avvenuta alla disattivazione del layer: da quel momento in poi il Filter non intercettava più le chiamate a Windows relative all'applicazione virtualizzata; queste non venivano più reindirizzate correttamente verso il layer ove l'applicazione è stata catturata, pertanto risultava semplicemente invisibile a tutto il sistema.

Appena è stato riattivato il layer, il Filter ha ricominciato a fare il suo lavoro di intercettazione relativamente a questo layer, presentando ad ogni applicazione Windows (e non solo all'Esplora Risorse che ho usato come esempio), tutti i dati che riguardano l'applicazione virtualizzata.

Dato che ogni applicazione virtualizzata ha il suo layer, potete ben capire come sia facile attivare e disattivare specifiche applicazioni.

Il layer diventa come una navicella, una capsula (questo era anche il termine scelto nella prima traduzione in italiano di layer) che ingloba tutta l'applicazione ed i suoi documenti. A questo punto, potete immaginare gli immensi vantaggi che questo approccio può portare all'uso ed alla gestione di un programma.

Tanto per cominciare, non c'è più da spaventarsi di fronte all'installazione di un nuovo programma. Se il programma si dimostrasse incompatibile con la vostra macchina e le applicazioni già installate, oppure semplicemente non è quello che stavate cercando, o magari era una trial che nel frattempo è scaduta e non vi interessa acquistarla, basterà cancellare il layer e la macchina ritornerà pulita come prima dell'installazione.

Niente più file orfani in giro per il vostro hard disk, niente più chiavi di registro pendenti lasciate lì da una disinstallazione approssimativa; in realtà, non vi servirà più disinstallare: basterà cancellare il layer.

E che dire delle nuove frontiere della trasportabilità che potete raggiungere grazie ad SVS?
Immaginate di volervi portare dietro tutta l'installazione di OpenOffice.org, compresi i documenti su cui state lavorando. Niente di più semplice: basterà salvare il layer, ad esempio su una chiavetta USB, e sarete liberi di portarvi dietro ovunque vogliate, l'applicazione con tutto il vostro lavoro! :-D

Bene, per ora ci fermiamo qui, il post è davvero lunghissimo... ed è solo l'inizio!

Finora infatti, abbiamo sempre parlato genericamente di layer, e anche dopo questa serie di post di approfondimento, continueremo a farlo. Già dal prossimo post però, ci insinueremo ancora più in profondità nei meandri dell'architettura di SVS parlando di Virtual Software Package (VSP): scopriremo cos'è e cosa ha a che fare con i layer. Scopriremo anche dove vengono salvati i layer, e come vengano resi trasportabili grazie ai Virtual Software Archive (VSA), i file che vengono prodotti grazie alla funzione di esportazione dei layer.

Niente paura, sarà tutto semplice come al solito; vi aspetto! ;-)

@:\>

martedì 24 luglio 2007

SVS 2.1: HotFix 1 disponibile

Novità anche dal fronte SVS (Software Virtualization Solution): è disponibile il primo HotFix.

Anche se la sua installazione è consigliata a tutti, prima di scaricarlo date un'occhiata all'articolo e all'Altiris Knowledgebase (il link è nella stessa pagina) per vedere se eventuali problemi che avete incontrato nell'uso di SVS, sono quelli risolti da questo HotFix. Per la legge di Murphy, ciò che funziona è meglio lasciarlo tranquillo così com'è. ;-)

@:\>

domenica 24 giugno 2007

SVS: nuova traduzione in italiano per SVS 2.1

Nel post "SVS: aggiornamento del programma ad una nuova versione" vi parlavo della presenza di due diverse versioni della traduzione in italiano del programma e delle differenze fra le due. In particolare, vi sconsigliavo dal provare ad aggiornare la traduzione dei menù compresa nell'installazione, con il file più recente del 21 maggio per via degli strani comportamenti che SVS cominciava a produrre: cliccando su alcuni menù, se ne attivano altri oppure SVS semplicemente si chiudeva.

Bene, ora la situazione è stata risolta (un grazie come sempre a Riva11).

Scaricate la nuova traduzione di SVS in italiano, poi, se aperto, chiudete SVS e procedete all'installazione come indicato nel posto "SVS tradotto in italiano". Terminata l'installazione, riavviate SVS e tutti i menù saranno aggiornati.

@:\>

lunedì 18 giugno 2007

SVS: aggiornamento del programma ad una nuova versione

Nel post "Rilasciato SVS 2.1: tutte le novità" vi avevo parlato del rilascio della nuova versione di SVS (Software Virtualization Solution) e indicato da dove poterlo scaricare.

In questo post vi illustrerò come aggiornare in tutta sicurezza SVS alla nuova versione (per l'installazione invece potete far riferimento al post "SVS: installazione del programma"). Intanto vi mostro la prima novità (fig. 1): la nuova icona di SVS sul desktop.

SVS - aggiornamento alla versione 2.1 in italiano: icona sul desktop
fig. 1


Vediamo adesso i passi necessari per aggiornare SVS alla nuova versione.

La prima cosa da fare è salvare i layer in uso come indicato nel post "SVS: import - export di un layer". SVS utilizza un nuovo formato del layer, e quelli già esistenti vengono automaticamente convertiti al nuovo formato. Non esiste però un modo di tornare indietro al vecchio formato se qualcosa dovesse andare male e siete costretti a ripristinare la vecchia versione di SVS, pertanto, un bel backup di tutti i layer esistenti è altamente consigliato.

Una volta terminato il salvataggio di tutti i layer, procedete con l'aggiornamento. Supposto che lo abbiate già scaricato dai link indicati nel post "Rilasciato SVS 2.1: tutte le novità", scompattate il file zip in una cartella ad hoc.

Chiudete SVS e controllate all'interno della cartella appena creata: vi troverete tre file. Un PDF, è il manuale utente in inglese del programma, consultatelo per ulteriori informazioni su SVS; un file html con le note di questa release, date una scorsa anche a questo per problemi conosciuti e la loro soluzione; un file eseguibile (estensione .exe) che è il programma vero e proprio; avviatelo con un doppio click (oppure tasto destro, cliccate sulla voce Apri con il tasto sinistro).

Partirà l'aggiornamento completamente automatico di SVS alla nuova versione, quando sarà terminato, riavviate Windows se richiesto. Terminata la ripartenza, riavviate SVS: dovrebbe funzionare esattamente tutto come prima; tutti i layer, il loro intero contenuto e le loro impostazioni, saranno esattamente come prima. Ecco come si presenta il nuovo SVS (fig. 2): notate i menù, ora sono in italiano, ed anche le icone dei programmi di cui abbiamo virtualizzato l'installazione sono cambiate.

SVS - aggiornamento alla versione 2.1 in italiano: schermata del programma
fig 2


E a proposito della traduzione in italiano: il termine "layer" è stato tradotto con "livello" (fig. 3):

SVS - aggiornamento alla versione 2.1 italiano - schermata - menu
fig. 3


Questo perchè i file della traduzione risalgono al 9 maggio 2007. Vi è però una traduzione più recente delle voci dei menù, risale al 21 maggio, in cui il termine layer è rimasto invariato. Ne avevo parlato nel post "SVS tradotto in italiano" e con quella che era l'allora versione 2.1 beta tutto aveva funzionato correttamente. Con questa versione definitiva di SVS invece qualcosa è andato storto. Ho provato a ricoprire la cartella contenente le traduzioni di default (la sottocartella di nome "1040" nella cartella di installazione di SVS) con quella più recente del 21 maggio, risultato: le voci di menù appaiono correttamente ma cliccando su alcuni menù se ne attivano altri, oppure SVS si chiude; insomma, vi sconsiglio dal procedere.

Infine, un suggerimento a chi, abituatosi alla versione inglese di SVS, non vuole la traduzione in italiano: chiudete SVS, fate il backup della sopracitata cartella di nome "1040" e poi cancellatela, riavviate SVS. I menù saranno di nuovo in inglese.

@:\>

venerdì 15 giugno 2007

Rilasciato SVS 2.1: tutte le novità

Questi giorni sono stati davvero intensi. Stanno cambiando tante cose nella mia vita e a volte faccio un pò fatica a seguire il flusso, a restare nella corrente, forse perchè ho ancora un pò l'abitudine a cercare di guidare il cambiamento invece di cavalcarne l'onda.

E così sono rimasto un pò indietro nella preparazione di alcuni post relativi ad SVS (Software Virtualization Solution) e le interessanti utility che lo accompagnano, non parliamo poi di segnalazioni più immediate come: è uscito SVS 2.1!

Nel post "SVS: nuova versione, la 2.1 beta 2" avevo anticipato alcune di quelle che sono una nutrita serie di novità.

Assolutamente da provare, di SVS 2.1 free per uso personale, ne potete fare il download da SVSDownloads.com, da PCMag.com (previa registrazione), oppure Download.com.

Se invece ancora non sapete cos'è ed a cosa serve, allora date un'occhiata ai post già pubblicati su SVS; è davvero un programma che non può mancare fra i vostri preferiti.

@:\>


Aggiornamento di: venerdì 22 giugno 2007

Volevo segnalarvi un bel post di Riva11 in italiano disponibile su Juice, la community degli "Altiris Product Enthusiasts", che illustra tutte le novità della release 2.1 di SVS.

@:\>

martedì 29 maggio 2007

SVS tradotto in italiano

Volevo segnalarvi una cosa carina per tutti coloro che non amano molto avere a che fare con programmi in inglese: la traduzione in italiano di SVS (Software Virtualization Solution).

In realtà non si tratta di una novità assoluta, questa infatti è la revisione due della traduzione, ma la precedente avevo preferito non segnalarla per via della scelta di tradurre alcuni vocaboli in maniera poco comprensibile (almeno al sottoscritto). Un esempio per tutti: layer era stato tradotto con capsula, ora invece layer è rimasto layer e la traduzione nel complesso ha acquisito grande efficacia nel rendere la versione inglese; complimenti davvero.

Vediamo ora concretamente come fare.

Seguite questo link, arriverete ad un messaggio lasciato nella community di Juice . Fate attenzione: il file da scaricare è in allegato al messaggio, ma non sarà visibile finchè non vi autenticate alla community o vi iscrivete ad essa se non lo avete ancora fatto. Una volta fatto il login, vi comparirà l'allegato (fig. 1): scaricate il file zip.

SVS - traduzione - 1 - attachment
fig. 1

Se SVS è in funzione chiudete il programma dopo aver disattivato tutti i layer e decomprimete il file appena scaricato.
Fate attenzione: assicuratevi che la cartella dove decomprimete il file si chiami 1040 e non ad esempio 1040_0 come probabilmente vi proporrà il vostro programma di decompressione per analogia con il nome del file stesso, 1040_0.zip. Ora copiate la cartella di nome 1040 in C:\Programmi\Altiris\Software Virtualization Agent\.

L'installazione della traduzione di SVS è finita. Riavviate SVS e... TA-DAANNN... ecco a voi SVS in italiano (fig. 2).

SVS - traduzione - 2 - menu tradotti
fig. 2

Se qualcosa non vi piace, o non ha funzionato, o semplicemente vi siete ormai abituati alla versione in inglese, basterà: disattivare tutti i layer attivi, richiudere SVS, cancellare la cartella 1040 da C:\Programmi\Altiris\Software Virtualization Agent\. Riavviandolo, SVS ritornerà ad essere in inglese.

@:\>

lunedì 21 maggio 2007

SVS: attivazione - disattivazione di un layer

In un precedente post, "SVS: import - export di un layer", avevo accennato alla possibilità di attivare - disattivare i layer di SVS.

Quando il layer è attivo il programma catturato al suo interno è visibile e può essere usato normalmente, quando il layer invece viene disattivato il programma diventa invisibile e all'atto pratico è come se non fosse mai stato installato. Windows è pulito proprio come prima dell'installazione perchè, lo ricordo, tutte le modifiche a Windows vengono catturate nel layer, compresi i file del programma.

Non ne siete convinti?
Allora fate questa prova: disattivate il layer (tasto destro sul layer, cliccate su Deactivate Layer, fig. 1) e poi andate a cercare Gimp dal menù Start --> Programmi, non c'è più! Cercate la sua cartella d'installazione, vi accorgerete che anch'essa è scomparsa.

SVS - installazione Gimp - disattiva layer 1
fig. 1


Ora riattivate il layer (tasto destro sul layer, cliccate su Activate Layer (fig. 2) e vedrete che tutto ricompare.

SVS - installazione Gimp - attiva layer 1
fig. 2

Ma dove si trova questo benedetto layer?
Eccolo (fig. 3), è contenuto nella cartella fslrdr. Ogni nuova installazione catturata all'interno di un layer di SVS (Software Virtualization Solution) crea una sottocartella in fslrdr.

SVS - cartella fslrdr dei layer
fig. 3

La cartella fslrdr viene creata in fase di installazione di SVS senza possibilità di sceglierne la posizione, quando però comincerò a parlarvi della nutrita serie di utility disponibili per SVS, ne vedremo una che permette di spostare fslrdr su un'unità di memoria di massa diversa dal disco C:.

@:\>

giovedì 3 maggio 2007

SVS 2.1 Beta 2 finalmente scaricabile da tutti... o quasi?

Nel post "SVS: nuova versione, la 2.1 beta 2" avevo segnalato come, anche se disponibile, la nuova versione beta di SVS non fosse realmente scaricabile al di fuori di Canada e Stati Uniti.

Il motivo è presto detto: per risparmiare spazio nell'export del layer viene usata la compressione in formato Zip. Ebbene: per le leggi statunitensi sull'esportazione, questo formato è considerato una forma di crittografia e come tale sottoposto alle restrizioni sulle armi da guerra.

Sembra che ora tutto sia a posto ed anche il resto del mondo (tranne i paesi sotto embargo) potrà beneficiare delle nuove funzionalità di SVS; basterà registrarsi sull'Altiris Beta Portal.
Ma basterà? Per ora, alla richiesta di account mi hanno risposto:

We are currently reviewing your request for an account. The process can take up to 1-2 business days. You will be notified via email when your account has been approved. We thank you for your patience.

Please note: We ask that the information you provide as part of your registration be your company information, including email and contact information. Internet emails addresses i.e. hotmail, msn, gmail, and international equivalents, will not be accepted.


Volevano anche il numero di telefono, ma per farsene che? Non l'ho dato... scommettiamo che non accetteranno la mia richiesta di account sull'Altiris Beta Portal?

Naturalmente, felice di sbagliarmi.
@:\>

martedì 10 aprile 2007

SVS: la virtualizzazione entra in azienda

Era da un pò che volevo segnalarvi un bell'articolo di Michele Nasi su Il Software.it intitolato:

Altiris SVS 2.0: evitare incompatibilità e problemi software con la virtualizzazione.

L'autore descrive SVS da una prospettiva prettamente aziendale, mostrando come il suo utilizzo possa apportare in questi ambiti grandi benefici sia in termini di stabilità, sia in termini di disponibilità delle applicazioni.

Buona lettura.
@:\>

venerdì 6 aprile 2007

SVS: nuova versione, la 2.1 beta 2

Proprio ieri Altiris ha comunicato la disponibilità di SVS 2.1 Beta 2.
Numerose le novità, di seguito quelle che apprezzo di più:
  • la cartella contenente le applicazioni virtualizzate che ora è obbligatoriamente la c:\fslrdr, potrà essere spostata su un altro disco rigido locale diverso da c;
  • in caso di disinstallazione i Data Layer non vengono più cancellati automaticamente, prima invece era facile perdere una data layer perchè ci si era dimenticati di salvarlo;
  • è stato aggiunto il supporto a numerose lingue fra cui l'italiano;
  • è stata aggiunta una nuova modalità operativa di SVS, il "Runtime Mode". Anche se non si ha la disponibilità di una licenza (il problema si pone ovviamente in ambito aziendale, sappiamo che SVS è libero per uso personale) ora SVS funziona lo stesso (prima si bloccava) facendo solo da player per applicazione già virtualizzate.
Dicevo disponibile, peccato che la nuova versione di SVS non sia anche scaricabile e per due motivi:
  1. la fase beta per ora è riservata ai soli utenti statunitensi e canadesi registrati sull'Altiris Beta Portal (ma l'impressione è che sarà estesa presto al resto degli utenti registrati);
  2. l'Altiris Beta Portal proprio da ieri e fino al 9 Aprile (giorno di Pasquetta) sarà in manutenzione, pertanto non è comunque accessibile.
Ma non disperate: in realtà le nuove feature sono già disponibili da tempo anche nella versione precedente di SVS sotto forma di piccole utility liberamente disponibili su Juice, la community per gli "Altiris Product Enthusiasts" come loro stessi amano definirsi.

Ed i post sull'argomento sono già in preparazione! Typing

@:\>

giovedì 5 aprile 2007

SVS: import - export di un layer

Fatto l'Upgrade di un layer abbiamo completato l'installazione in due fasi di Gimp.
Ora mettiamo al sicuro tutto il lavoro fatto salvando il layer tramite le funzioni Import - Export di SVS.


Salvataggio del layer tramite il comando Export Layer

Avviate SVS (Software Virtualization Solution) e assicuratevi che il layer non sia attivo, altrimenti disattivatelo.A layer disattivato, cliccate con il tasto desto sul nome del layer e selezionate Export Layer (fig. 1).

SVS - installazione Gimp - export layer 1
fig. 1

Si aprirà la finestra di salvataggio file, selezionate la cartella che volete (magari createne una apposita dove conservare tutti i salvataggi dei layer) e date un nome significativo al layer da salvare (fig. 2), infine cliccate su Salva per proseguire.

SVS - installazione Gimp - export layer 2
fig. 2

SVS inizierà il salvataggio del layer comprimendolo tramite un semplice formato Zip per risparmiare spazio (fig. 3). Ciò vuol dire che in qualunque momento potete visualizzare il contenuto del layer esportato tramite Winzip o altre utility compatibili con il suo formato.

SVS - installazione Gimp - export layer 3
fig. 3

Terminato il salvataggio cliccate sul pulsante OK (fig. 4).

SVS - installazione Gimp - export layer 4
fig. 4

Bene, ora tutto il nostro lavoro di installazione è al sicuro.
Se avete un masterizzatore o un secondo disco rigido create anche un backup del salvataggio appena effettuato.

Nel caso di problemi (dal semplice malfunzionamento di Gimp fino alla perdita totale del disco rigido) sarà veramente questione di pochi secondi recuperare una installazione pulita e perfettamente funzionante di Gimp e di qualunque altra applicazione virtualizzata.


Caricare un layer tramite il comando Import Layer

Vediamo come.
Assicuratevi sempre che tutti i layer siano disattivati e cliccate sul menù File --> Import from Archive (fig. 5)

SVS - installazione Gimp - import layer 1
fig. 5

Nella finestra che si aprirà selezionate il salvataggio del layer che vi interessa ripristinare e cliccate su Apri.
SVS lo decomprimerà (fig. 6) nel giro di pochi secondi (dipende dalla potenza del vostro PC) e il suo nome comparirà nella lista di quelli disponibili.

SVS - installazione Gimp - import layer 2
fig. 6

Basterà attivarlo ed il gioco è fatto.

Non sapete come si fa ad attivare un layer?
Niente paura, è proprio l'argomento del post "SVS: attivazione - disattivazione di un layer".

A presto.
@:\>

martedì 3 aprile 2007

SVS: Update di un layer

In "SVS: installazione virtuale di un programma" abbiamo visto come catturare in un layer di Software Virtualization Solution (SVS) l'installazione delle GTK+ 2, librerie grafiche propedeutiche all'installazione di Gimp.

Ora che tutto è pronto, installiamo Gimp.
Quello che faremo in concreto è prendere il layer di GTK+ 2 e aggiungervi anche la cattura dell'installazione di Gimp tramite la funzione di Update del layer (Update Existing Layer, fig. 1).

Ma andiamo con ordine.

SVS - installazione Gimp - 19
fig.1


Riavviate SVS e prima di tutto assicuratevi che il layer sia disattivato altrimenti SVS vi impedirà di procedere con l'Update.

Se il layer è ancora attivo il suo nome è in grassetto come in fig. 2:

SVS - installazione Gimp - 40
fig. 2

Cliccate allora con il tasto destro sul layer e selezionate Deactivate Layer (fig. 3).

SVS - installazione Gimp - disattiva layer 1
fig. 3

Quando il layer si è disattivato (può metterci alcuni secondi) il suo nome non è più in grassetto (fig. 4).

SVS - installazione Gimp - disattiva layer 2
fig. 4

A questo punto cliccate sul menù File --> Update Existing Layer (fig. 1).

SVS vi chiederà di quale layer volete fare l'update, selezionate quello corretto e proseguite cliccando su Avanti (fig. 5).

SVS - installazione Gimp - 20
fig. 5

Vi troverete di nuovo davanti al menù di scelta del tipo di cattura (fig. 6):
  • scegliete "Single program capture";
  • cliccate sul pulsante Browse e indicate il percorso del file di installazione di Gimp;
  • cliccate su avanti per proseguire.

SVS - installazione Gimp - 21
fig. 6

A questo punto comparirà la solita schermata riassuntiva, cliccate su Fine.
Partirà l'installazione di Gimp mentre SVS, che nel frattempo si è posizionato sulla vostra "system tray", lavorerà in background catturando tutta l'installazione.

Terminata l'installazione, SVS tornerà in primo piano e mostrerà come attivo il layer di Gimp (il nome del layer è in grassetto).

Bene, è tutto.
Ora sia Gimp che le librerie grafiche di supporto GTK+ 2 sono installate nel layer e perfettamente funzionanti. Avviate Gimp dal menù Start --> Programmi e sinceratevene: funziona perfettamente.

Adesso che tutto è completo non ci resta che mettere al sicuro la nostra installazione salvando il layer appena creato.

@:\>

giovedì 29 marzo 2007

SVS: installazione virtuale di un programma

E' arrivato il momento di vedere in azione Software Virtualization Solution (SVS): virtualizzeremo l'installazione di Gimp.

Gimp (acronimo di GNU Image Manipulation Program) è un potente programma di grafica che in molti paragonano a Photoshop.

Quello che a noi interessa è che la sua installazione sotto Windows avviene in 2 fasi:
  • nella prima occorre installare le librerie grafiche GTK+ 2 a cui Gimp si appoggia;
  • nella seconda avviene l'installazione vera e propria di Gimp.
Questo ci permetterà di vedere le varie funzionalità disponibili in SVS:
  • creazione di un layer per virtualizzare un'applicazione;
  • creazione di un layer solo dati;
  • importazione/esportazione del layer;
  • cancellazione di un layer;
  • attivazione/disattivazione di un layer;
  • personalizzazione delle caratteristiche di un layer;
  • utility per SVS.
Naturalmente non vedremo tutto questo in una volta sola; in questa occasione ci occuperemo solo della prima funzionalità, la creazione di un layer per virtualizzare un programma, nei post successivi pian piano vedremo il resto.

Ok, cominciamo!

Scaricate sia Gimp che le librerie grafiche GTK+ 2 nella versione più recente che trovate.
Se volete, scaricate anche il Manuale Utente (la voce Gimp Help) che trovate nella stessa pagina, è veramente completo e interamente tradotto in italiano (un grazie al GIMP Team Italiano per lo splendido lavoro).

Terminato il download avviate SVS e cliccate sul menù File --> Create New Layer (fig. 1).

SVS - installazione Gimp - 1
fig. 1

Si aprirà la finestra di creazione del layer (fig. 2) in cui scegliere il tipo di layer da creare:
  • Install application; permette di creare un nuovo layer in cui catturare l'installazione di un programma;
  • Data layer; crea un layer che cattura soltanto i dati di un'applicazione, potrete così catturare tutti i vostri documenti, ad esempio di testo, e salvarli nel layer; c'è ne occuperemo nel dettaglio in un'altra occasione.
  • Empty layer; crea un layer completamente vuoto da riutilizzare successivamente. Può essere utile nel caso creiamo il layer come promemoria per l'installazione da fare successivamente impostando già le nostre preferenze prima dell'installazione, cosa perfettamente fattibile anche dopo aver terminato la cattura di un'installazione.
Cliccate su Install application, poi su Avanti per proseguire.

SVS - installazione Gimp - 2
fig. 2

Scegliete un nome per il vostro layer (fig. 3) tenendo presente che:
  • il nome può essere lungo al massimo 64 caratteri;
  • non potete usare i caratteri & < > " ' .
Quando avete terminato proseguite cliccando su Avanti.

SVS - installazione Gimp - 3
fig. 3

SVS vi chiede di scegliere il tipo di cattura da usare:
  • Single program capture; cattura nel layer solo le modifiche apportate dal programma a Windows durante l'installazione;
  • Global capture; cattura nel layer anche le modifiche fatte dopo che l'installazione è terminata. Utile per catturare le modifiche fatte alle opzioni del programma al primo avvio, oppure gli update che spesso partono non appena termina l'installazione di un programma, o ancora, l'installazione di estensioni ad un programma già catturato in un layer (come l'installazione di "estensioni per Firefox").
Data l'utilità del Global capture, ne riparleremo in un altro post.

Clicchiamo su Single programm capture e poi sul pulsante Browse (fig. 4).

SVS - installazione Gimp - 4
fig. 4

Il tasto Browse vi porta nella schermata di scelta del file da cui installare le librerie grafiche GTK+ 2 (fig. 5). Selezionate il file corretto, poi cliccate su Apri per proseguire.

SVS - installazione Gimp - 5
fig. 5

Abbiamo terminato, clicchiamo su Avanti (fig. 6).

SVS - installazione Gimp - 6
fig. 6

SVS ci presenterà una schermata riassuntiva della cattura che sta per partire.
Cliccate su Fine.

Vedrete SVS ridursi a icona sulla barra delle applicazioni di Windows mentre in primo piano inizia la normale installazione delle GTK+ 2. L'unica traccia del fatto che in realtà SVS continua a lavorare dietro le quinte è una icona animata a forma di fulmine nella system tray (fig. 7).

SVS - installazione Gimp - system tray - stop capture 1
fig. 7

Cliccandovi sopra con il tasto destro (fig. 8) potete interrompere in qualunque momento il processo di cattura dell'installazione. Fate attenzione però: si interrompe il processo di cattura dell'installazione, non l'installazione stessa.

SVS - installazione Gimp - system tray - stop capture 2
fig. 8

Terminata l'installazione delle GTK+ 2 vedrete tornare in primo piano la finestra di SVS con il nome del nuovo layer in grassetto per indicare che il layer è già attivo (fig. 9).

SVS - installazione Gimp - 40
fig. 9

Bene, abbiamo terminato la prima parte dell'installazione di Gimp, la preventiva installazione delle librerie grafiche GTK+ 2.

Questo ci ha permesso di vedere come catturare l'installazione di un programma attraverso pochi semplici passaggi:
  • creazione di un nuovo layer;
  • settaggio delle caratteristiche del layer;
  • scelta del tipo di cattura;
  • lancio della cattura dell'installazione all'interno del layer.
La prossima volta vedremo come installare Gimp nel layer in cui sono state catturate le GTK+ 2 tramite la funzione di Update dei layer.

A presto.
@:\>