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martedì 2 ottobre 2007

Virtualizzazione: un ponte fra le persone

Ero sotto la doccia mentre pensavo alla virtualizzazione. Si sii, lo so, ci sono tante altre cose belle da fare sotto la doccia: fischiettare, cantare, coccolarsi e farsi coccolare, e via dicendo. Però in quel momento mi è venuta in mente la virtualizzazione: e mi è apparsa l'immagine di un ponte.

Un ponte che collega sistemi operativi diversi, che permette loro di interagire, di girare l'uno nell'altro, di non chiudersi nel loro box, piccolo o grande che sia (a seconda della base di utenti). Eppure il ponte è solo apparentemente fra sistemi operativi e programmi diversi. In realtà la virtualizzazione getta un ponte fra diverse filosofie di utilizzo, fra diverse modi di concepire, costruire e utilizzare gli strumenti informatici. Strumenti informatici usate da persone.

Ed ecco allora: la virtualizzazione è un ponte fra le persone.

Persone che amano fare cose diverse, con strumenti diversi, per assecondare passioni diverse. Ma provano gli strumenti dell'altro, toccano con mano, fanno un giro all'interno della filosofia dell'altro, e si confrontano e scambiano. E così si arricchiscono l'un l'altro.

I ponti sono necessari per permettere a ognuno di stare nel suo, ed allo stesso tempo attraversare quel ponte e conoscere l'altro se vogliamo. I ponti sono collegamenti sottili ma potenti a disposizione di ognuno, la virtualizzazione è un ponte.

Attraversiamolo.


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Radiohead: musica ad offerta

Segno della wikinomics che avanza, sempre su Punto Informatico leggo di questa meravigliosa iniziativa dei Radiohead. In poche parole hanno deciso di saltare completamente la catena distributiva della major e distribuirla direttamente: e fin qui nulla di nuovo.

La vera novità è il prezzo: ad offerta!

Si, difficile a credersi ma non esiste un prezzo prefissato da pagare per scaricare, si può offrire liberamente quanto si crede. E se proprio non siete convinti, allora scaricate gratis e tornate dopo aver ascoltato la loro musica per la vostra offerta.

Nell'articolo maggiori particolari; buona lettura.

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domenica 2 settembre 2007

Wikinomics, progettazione partecipativa e la banda Osiris

Qualche sera fa ero in piazza ad Arezzo. Erano le 22, avevo sonno, e la sedia su cui sedevo davanti al palco era anche abbastanza comoda da provarci. Ma quando è intervenuto il funzionario della regione Toscana, in un'istante tutti i neuroni già sotto le coperte, sono tornati indietro a dare man forte all'unico neurone rimasto di presidio.

Argomento della serata: progettazione partecipata per la riqualificazione di Piazza Sant'Agostino.
In poche parole, il comune ha deciso di riqualificare quella che è una piazza storica della città seguendo un metodo nuovo, un metodo partecipativo: alla fase di progettazione dell'opera potranno dare il proprio contributo tutti i cittadini tramite dei focus group, dei gruppi di lavoro.

Non più la classica decisione calata dall'alto, ma una decisione collaborativa, in cui le indicazioni dei cittadini saranno parte integrante del progetto sin dall'inizio, in cui i cittadini sono parte attiva e, cito l'opuscolo distribuito durante la serata, "portatori di conoscenze specifiche sui luoghi, dei problemi, dei bisogni". Insomma, un altro esempio, questa volta dal mondo dell'amministrazione pubblica, della wikinomics, la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo.

E cosa centra con tutto ciò la Banda Osiris? A fine serata c'era una loro performance. Che dire: dei veri “animali” da palcoscenico! Una freschezza, un'energia, una dinamicità, trascinanti come pochi: non c'è neanche bisogno di dirlo, fino a fine serata non ho più avuto problemi di sonno. ;-)

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sabato 1 settembre 2007

Wikinomics: la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo (3a parte)

Nel precedente post, "Wikinomics: la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo (2a parte)", mi fermavo all'affermazione che, "Certo, non è tutto un fiorire di rose...".

Le aziende restano aziende, e chi ne possiede una fetta, gli azionisti, vorrà sempre il suo tornaconto. Ma siamo in una fase nuova, dove le aziende non si comportano più solo come degli squali, dove il più piccolo mangia il più grande, e tutti in una grande vasca chiamata “libero mercato” a massacrarsi.

Cominciano ad allontanarsi gli anni '90 del secolo scorso, dove si esaltavano i manager giapponesi che per ispirarsi nel loro lavoro, leggevano “Il Libro dei 5 anelli” di Miyamoto Musashi (leggendario spadaccino giapponese vissuta a cavallo tra 1500 e 1600, mai battuto in duello). Erano i tempi in cui l'altro era comunque il nemico da abbattere, da azzannare, da distruggere.

Ora però, pian piano, sta emergendo una nuova modalità operativa, in cui, seppur ancora nella grande vasca, le aziende cominciano a mollare la "via del fare da soli". Si stanno rendendo conto che sono in un ecosistema più grande di loro, fatto da noi abitanti della rete non più inermi consumatori alla loro mercé. E' meglio entrare a far parte di questo ecosistema che combatterlo, è meglio entrare nella nuova economia della collaborazione che restarne fuori, perché, come dicono gli stessi autori: "è tempo di collaborare, o di andare in rovina".

E a noi abitante della rete cosa resta di tutto ciò? Tanto, tantissimo, perché si va via via affermando un nuovo cittadino digitale. Citando ancora gli autori: "la collaborazione di massa è una nuova modalità tramite cui le persone possono socializzare, divertirsi, innovare ed interagire all'interno delle comunità peer-to-peer a cui scelgono di partecipare".

Tutto ciò influenzerà il nostro modo di lavorare, di divertirci, di vivere il nostro rapporto con gli altri. Come sarà quest'influenza, se ci arricchirà, o non farà altro che aggiungere ulteriore stress ad una vita già spesso dai ritmi isterici, questo dipende solo da noi.

Ognuno, faccia la propria scelta.

E se volete saperne di più, potete visitare wikinomics.com, il sito in inglese del libro, oppure, per la versione italiana, direttamente in libreria, anche online su EtasLab.it.

Buona lettura. :-)
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giovedì 30 agosto 2007

Wikinomics: la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo (2a parte)

Nel post "Wikinomics: la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo (1a parte)" avevo iniziato a parlarvi dell'omonimo libro e chiudevo il discorso dicendo che è ormai realtà "un mondo nuovo, in cui la rete dal basso e quella dall'alto si toccano, danzano insieme per creare e condividere informazioni, risorse, valore."

Per mostrarci questa nuova via alla collaborazione di massa, Dan Tapscott e Anthony Williams illustrano 7 nuovi modelli di collaborazione:

1) intanto il modello collaborativo dei pionieri della peer production che ha portato a risultati straordinari come Linux, il sistema operativo open-souce, e Wikipedia, l'enciclopedia libera online;

2) le ideagorà, punti in rete dove s'incontrano le necessità di “inventiva e creatività” di cui le aziende abbisognano per i loro nuovi prodotti, e noi abitanti della rete dotati di tali qualità;

3) i prosumer, ossia la nuova generazione di noi abitanti della rete, produttori e consumatori allo stesso tempo, che ritiene anche di avere un diritto all'hacking del prodotto, cioè alla sua analisi e modifica. Da ciò nascono nuovi prodotti a cui le stesse aziende produttrici non avevano pensato.

Un esempio è proprio di questi giorni: la notizia di un ipod comandato con l'espressione del viso, una cosa incomprensibile per la maggioranza di noi e a cui forse neanche Apple aveva pensato, ma del tutto ovvia per il ricercatore giapponese che l'ha inventata. In Giappone le metropolitane sono così stipate, che è impensabile muovere la mano per smanettare con il proprio iPod;

4) il capitolo dedicato ai nuovi alessandrini (un riferimento all'antica biblioteca di Alessandria, custode di immensa conoscenza nell'antichità) illustra come la condivisione delle informazioni ricavate dalla ricerca, invece che portare alla perdita di opportunità di business, al contrario ne crea, grazie alla libera partecipazione e condivisione di tutti, che accelera il processo di ricerca e innovazione e ha costi più bassi perché condivisi fra tutti i partecipanti;

5) le nuove piattaforme partecipative, vedasi Google, Amazon per citarne alcuni, che aprono le loro piattaforme software per condividerne le potenzialità, ma anche i prodotti che con questi si possono sviluppare. Naturalmente il discorso è valido nei due sensi, anche le aziende beneficiano dei nuovi prodotti sviluppati da noi abitanti della rete grazie alla loro piattaforma aperta;

6) la catena di montaggio globale, in cui anche le aziende industriali, quelle notoriamente più legate a vecchi schemi di gerarchia e controllo, si aprono a nuove modalità collaborative che danno ulteriore impulso e segnano un nuovo passo nell'avanzare della collaborazione di massa;

7) la Wikimpresa, la nuova tipologia di azienda che sta venendo fuori dalle nuove modalità collaborative, che, citando la metafora degli autori, assomiglia molto ad concerto jazz per quanto le vecchie aziende assomigliavano ad una marcia militare, con tutti “coperti e allineati”.

Ognuno di questi sette modelli ed i risultati conseguiti grazie ad essi, è la dimostrazione viva, concreta, che la collaborazione di massa sta davvero cambiando in meglio il mondo.

Ma certo, non è solo un fiorire di rose...

Fine 2a parte.
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martedì 28 agosto 2007

Wikinomics: la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo (1a parte)

Chi ha letto il bel libro di Maistrello “La parte abitata della Rete”, ha avuto modo di guardare Internet partendo dal basso, da noi utenti. Una rete con un volto nuovo, dove i blog, le community, i forum, i wiki, ci permettono di essere allo stesso tempo consumatori e produttori di pagine web, di filmati, di musica, e più in generale, di risorse e di valore aggiunto. Non più una rete calata dall'alto, non più consumatori inermi di pagine prodotte da altri, ma prosumer, produttori e consumatori insieme, di un nuovo mondo online in cui siamo parte attiva e passiva, in una danza fluida e senza fine.

Tutto questo mi aveva incuriosito e portato ad una domanda:
ma l'altra parte della rete, quella appunto calata dall'alto, le aziende, che stanno facendo? Come vivono e usano la rete? E come percepiscono i suoi abitanti, noi? E ancora: la rete dal basso e la rete dall'alto, sono 2 realtà inconciliabili, o finiranno per toccarsi, per comunicare, per iniziare una nuova danza co-creativa che porterà a qualcosa di nuovo e ancor più grande?

E come dice Baricco: accadono cose che sono come domande; passa un minuto oppure anni, poi la vita risponde.

Facendo un giro in libreria, ho trovato il libro di Don Tapscott e Anthony D. Williams: “Wikinomics – La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo”.

Frutto di 5 anni di ricerche commissionate da grandi aziende che cercano di capire come poter entrare nel cosiddetto Web 2.0, il libro, illustra quella che gli autori definiscono “una nuova arte/scienza della collaborazione chiamata Wikinomics”, basata su 4 principi fondamentali:

- l'apertura,
- il peering,
- la condivisione,
- l'azione su scala globale.

Il libro non è improntato a discorsi teorici. Gli autori non si sono inventati qualche nuova teoria che poi cercano di corroborare con dei casi concreti. E' l'esatto contrario: è la descrizione delle nuove tendenze già in atto nelle aziende: e parliamo sia di aziende leader di mercato come Sun, IBM, eBay, Amazon, Google, Skype, YouTube, Napster, Flickr, BMW, Boeing, Procter & Gamble, tanto per citare qualche nome (ho notato che non si parla di Microsoft se non in un trafiletto finale, ma non so se possa significare qualcosa), sia di piccole aziende.

E se non fa notizia che fra i testimoni di nuove tendenze in rete, ci sia la presenza delle aziende del settore informatico (proprio quelle che hanno creato la maggior parte degli strumenti disponibili in rete, ci si aspetta poi che li usino all'interno della loro stessa organizzazione), fa notizia invece la presenza di aziende legate all'industria tradizionale come BMV, Boeing e Procter & Gamble.

Queste sono il segno tangibile che la rete, i suoi strumenti, la sua cultura collaborativa, sono parte ormai integrante della nostra società ad ogni livello, anche nei settori più “old economy” dove la tradizionale organizzazione gerarchica di stampo militare l'ha fatta da padrone per interi lustri.

Ma cosa centriamo noi abitanti della rete con tutto ciò? Centriamo, centriamo tantissimo, perché:

- l'apertura di cui si parla è delle aziende verso noi consumatori;
- il peering, termine che potremmo tradurre come da “pari a pari”, è l'attività di tante persone che svincolati da gerarchie calate dall'altro, collaborano appunto “da pari a pari” nel realizzare qualcosa (un esempio su tutti, la creazione di Linux), e le aziende stanno cominciando a collaborare da pari a pari con noi abitanti della rete;
- la condivisione, è la condivisione che le grandi aziende operano con noi del valore creato;
- l'azione su scala globale, è l'azione collaborativa delle aziende con noi abitanti della rete su scala globale.

Insomma, un mondo nuovo, in cui la rete dal basso e quella dall'alto si toccano, danzano insieme per creare e condividere informazioni, risorse, valore. Perché, come afferma un detto, “così in alto, così in basso”!

Fine 1a parte... prosegui la lettura con la 2a parte del post.

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