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mercoledì 8 settembre 2010

Scrivere 2.0 - un libro di Luca Lorenzetti - 2a parte

Dopo la lunga introduzione nel post "Scrivere 2.0 - un libro di Luca Lorenzetti, 1a parte", entriamo adesso nei dettagli del libro.

Fra i servizi che aiutano nella prima fase di preparazione del materiale e organizzazione del lavoro, ad esempio fissarne date e scadenze, troviamo servizi come Google Calendar o Remember the Milk giusto per fare qualche nome, o cose più curiose come Darkcopy, un'applicazione Web che crea una schermata totalmente nera con lo scopo di aiutare a ridurre le distrazioni a video ed aiutare a concentrarsi sulla scrittura. E poi Delicious, Tumblr, solo per citare i più famosi nel loro ambito, ma nel libro ve ne sono molti altri.

Nei servizi e le applicazioni di supporto alla seconda fase, lo scrivere vero e proprio, troviamo invece Google Docs, ma anche alternative come Zoho o ThinkFree. Vi sono poi servizi e applicazioni per la scrittura collaborativa e collettiva, un tipo di scrittura a più mani dove il termine scrittura collettiva viene usato per indicare la produzione di scritti di tipo letterario, collaborativa quando riferita genericamente ad un qualche tipo di testo.

La terza parte, quella che ho apprezzato di più, va dal semplice condividere fino al pubblicare i propri scritti. Servizi come Drop o il quasi omonimo Dropbox (che uso personalmente e spero di parlarvene presto in un post dedicato) sono ideali per condividere tout-court un documento, ma se vogliamo farlo visualizzare a video come fosse stampato su carta, non possiamo ignorare servizi come Scribd, che è per i libri quello che Youtube è per i video, o Issuu (non è un errore, si chiama proprio così, doppia s e doppia u).

Ottimi sono i capitoli che parlano specificatamente di e-book.

martedì 7 settembre 2010

Scrivere 2.0 - un libro di Luca Lorenzetti - 1a parte

State preparando un documento per una riunione di lavoro? State preparando una tesi? Scrivete per passione? Scrivete per professione?
Quale che sia il vostro caso, se è da tanto che lo fate avete sicuramente assistito alla trasformazione del modo di farlo e degli strumenti usati.

Mia nonna che fra qualche giorno compie 90 anni, mi raccontava di un'infanzia fatta di pennino e calamaio, calamaio che anch'io ricordo ancora incastonato in qualche vecchio banco delle elementari degli anni '70 (per il pennino no, sono troooppo giovane ;-D). A quei tempi era già arrivata la penna a sfera ma nulla lasciava presagire la rivoluzione portata dai computer nei decenni successivi.

Prima gli home-computer come il mitico Commodore 64 e dall'altra parte della barricata lo ZX Spectrum, poi i cosiddetti PC IBM-compatibili, ed infine il computer per antonomasia dedicato al desktop publishing, il Macintosh, tutti loro in qualche modo hanno sicuramente modificato il vostro modo di scrivere.
Niente più scrittura a mano o con la macchina da scrivere, o almeno, non solo quella, niente più fogli buttati nel cestino e da riscrivere per intero, è il tempo del copia-incolla, dei blocchi di testo spostati in qua ed in là nel documento, è tempo di margini, allineamenti, intestazioni, piè di pagina e anteprime di stampa.

Se tanto fermento cambiò il modo di scrivere, non cambio il mezzo con cui si usufruiva del risultato: perché alla fine di tutto un percorso e qualunque fosse stato lo strumento utilizzato, l'output era immancabilmente, inevitabilmente, su carta. Le schede grafiche non arrivavano alle risoluzioni attuali, 800x600 pixel era già elevata, e non era ancora il tempo dei monitor LCD.

È con il nuovo millennio che arriverà tutto ciò ma sopratutto, esploderà la comunicazione personale.

Dopo i primi cellulari grandi come cabine telefoniche e pesanti come piombo, con i loro piccoli schermi e gli sms (Short Messagge System) da 160 caratteri, arrivò il Web con i post, blog, wiki ed i nuovi strumenti dello scrivere affiancarono quelli vecchi.

Infine il Web 2.0 dei giorni nostri.

Si è ragionato molto su cosa fosse il Web 2.0. Le parole che secondo me meglio ne illustrano il significato sono “Web sociale”. È arrivato il momento del sempre connessi, dei network come Facebook, Twitter, e anche la scrittura ne ha risentito. Non è più un fatto personale, è un evento condiviso e gli strumenti per scrivere si sono portati a questo nuovo livello.

Ma quali sono questi strumenti? Ed è qui che entra in campo il libro di Luca Lorenzetti - "Scrivere 2.0", edito da Hoepli.

More about Scrivere 2.0

sabato 1 settembre 2007

Wikinomics: la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo (3a parte)

Nel precedente post, "Wikinomics: la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo (2a parte)", mi fermavo all'affermazione che, "Certo, non è tutto un fiorire di rose...".

Le aziende restano aziende, e chi ne possiede una fetta, gli azionisti, vorrà sempre il suo tornaconto. Ma siamo in una fase nuova, dove le aziende non si comportano più solo come degli squali, dove il più piccolo mangia il più grande, e tutti in una grande vasca chiamata “libero mercato” a massacrarsi.

Cominciano ad allontanarsi gli anni '90 del secolo scorso, dove si esaltavano i manager giapponesi che per ispirarsi nel loro lavoro, leggevano “Il Libro dei 5 anelli” di Miyamoto Musashi (leggendario spadaccino giapponese vissuta a cavallo tra 1500 e 1600, mai battuto in duello). Erano i tempi in cui l'altro era comunque il nemico da abbattere, da azzannare, da distruggere.

Ora però, pian piano, sta emergendo una nuova modalità operativa, in cui, seppur ancora nella grande vasca, le aziende cominciano a mollare la "via del fare da soli". Si stanno rendendo conto che sono in un ecosistema più grande di loro, fatto da noi abitanti della rete non più inermi consumatori alla loro mercé. E' meglio entrare a far parte di questo ecosistema che combatterlo, è meglio entrare nella nuova economia della collaborazione che restarne fuori, perché, come dicono gli stessi autori: "è tempo di collaborare, o di andare in rovina".

E a noi abitante della rete cosa resta di tutto ciò? Tanto, tantissimo, perché si va via via affermando un nuovo cittadino digitale. Citando ancora gli autori: "la collaborazione di massa è una nuova modalità tramite cui le persone possono socializzare, divertirsi, innovare ed interagire all'interno delle comunità peer-to-peer a cui scelgono di partecipare".

Tutto ciò influenzerà il nostro modo di lavorare, di divertirci, di vivere il nostro rapporto con gli altri. Come sarà quest'influenza, se ci arricchirà, o non farà altro che aggiungere ulteriore stress ad una vita già spesso dai ritmi isterici, questo dipende solo da noi.

Ognuno, faccia la propria scelta.

E se volete saperne di più, potete visitare wikinomics.com, il sito in inglese del libro, oppure, per la versione italiana, direttamente in libreria, anche online su EtasLab.it.

Buona lettura. :-)
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giovedì 30 agosto 2007

Wikinomics: la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo (2a parte)

Nel post "Wikinomics: la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo (1a parte)" avevo iniziato a parlarvi dell'omonimo libro e chiudevo il discorso dicendo che è ormai realtà "un mondo nuovo, in cui la rete dal basso e quella dall'alto si toccano, danzano insieme per creare e condividere informazioni, risorse, valore."

Per mostrarci questa nuova via alla collaborazione di massa, Dan Tapscott e Anthony Williams illustrano 7 nuovi modelli di collaborazione:

1) intanto il modello collaborativo dei pionieri della peer production che ha portato a risultati straordinari come Linux, il sistema operativo open-souce, e Wikipedia, l'enciclopedia libera online;

2) le ideagorà, punti in rete dove s'incontrano le necessità di “inventiva e creatività” di cui le aziende abbisognano per i loro nuovi prodotti, e noi abitanti della rete dotati di tali qualità;

3) i prosumer, ossia la nuova generazione di noi abitanti della rete, produttori e consumatori allo stesso tempo, che ritiene anche di avere un diritto all'hacking del prodotto, cioè alla sua analisi e modifica. Da ciò nascono nuovi prodotti a cui le stesse aziende produttrici non avevano pensato.

Un esempio è proprio di questi giorni: la notizia di un ipod comandato con l'espressione del viso, una cosa incomprensibile per la maggioranza di noi e a cui forse neanche Apple aveva pensato, ma del tutto ovvia per il ricercatore giapponese che l'ha inventata. In Giappone le metropolitane sono così stipate, che è impensabile muovere la mano per smanettare con il proprio iPod;

4) il capitolo dedicato ai nuovi alessandrini (un riferimento all'antica biblioteca di Alessandria, custode di immensa conoscenza nell'antichità) illustra come la condivisione delle informazioni ricavate dalla ricerca, invece che portare alla perdita di opportunità di business, al contrario ne crea, grazie alla libera partecipazione e condivisione di tutti, che accelera il processo di ricerca e innovazione e ha costi più bassi perché condivisi fra tutti i partecipanti;

5) le nuove piattaforme partecipative, vedasi Google, Amazon per citarne alcuni, che aprono le loro piattaforme software per condividerne le potenzialità, ma anche i prodotti che con questi si possono sviluppare. Naturalmente il discorso è valido nei due sensi, anche le aziende beneficiano dei nuovi prodotti sviluppati da noi abitanti della rete grazie alla loro piattaforma aperta;

6) la catena di montaggio globale, in cui anche le aziende industriali, quelle notoriamente più legate a vecchi schemi di gerarchia e controllo, si aprono a nuove modalità collaborative che danno ulteriore impulso e segnano un nuovo passo nell'avanzare della collaborazione di massa;

7) la Wikimpresa, la nuova tipologia di azienda che sta venendo fuori dalle nuove modalità collaborative, che, citando la metafora degli autori, assomiglia molto ad concerto jazz per quanto le vecchie aziende assomigliavano ad una marcia militare, con tutti “coperti e allineati”.

Ognuno di questi sette modelli ed i risultati conseguiti grazie ad essi, è la dimostrazione viva, concreta, che la collaborazione di massa sta davvero cambiando in meglio il mondo.

Ma certo, non è solo un fiorire di rose...

Fine 2a parte.
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martedì 28 agosto 2007

Wikinomics: la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo (1a parte)

Chi ha letto il bel libro di Maistrello “La parte abitata della Rete”, ha avuto modo di guardare Internet partendo dal basso, da noi utenti. Una rete con un volto nuovo, dove i blog, le community, i forum, i wiki, ci permettono di essere allo stesso tempo consumatori e produttori di pagine web, di filmati, di musica, e più in generale, di risorse e di valore aggiunto. Non più una rete calata dall'alto, non più consumatori inermi di pagine prodotte da altri, ma prosumer, produttori e consumatori insieme, di un nuovo mondo online in cui siamo parte attiva e passiva, in una danza fluida e senza fine.

Tutto questo mi aveva incuriosito e portato ad una domanda:
ma l'altra parte della rete, quella appunto calata dall'alto, le aziende, che stanno facendo? Come vivono e usano la rete? E come percepiscono i suoi abitanti, noi? E ancora: la rete dal basso e la rete dall'alto, sono 2 realtà inconciliabili, o finiranno per toccarsi, per comunicare, per iniziare una nuova danza co-creativa che porterà a qualcosa di nuovo e ancor più grande?

E come dice Baricco: accadono cose che sono come domande; passa un minuto oppure anni, poi la vita risponde.

Facendo un giro in libreria, ho trovato il libro di Don Tapscott e Anthony D. Williams: “Wikinomics – La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo”.

Frutto di 5 anni di ricerche commissionate da grandi aziende che cercano di capire come poter entrare nel cosiddetto Web 2.0, il libro, illustra quella che gli autori definiscono “una nuova arte/scienza della collaborazione chiamata Wikinomics”, basata su 4 principi fondamentali:

- l'apertura,
- il peering,
- la condivisione,
- l'azione su scala globale.

Il libro non è improntato a discorsi teorici. Gli autori non si sono inventati qualche nuova teoria che poi cercano di corroborare con dei casi concreti. E' l'esatto contrario: è la descrizione delle nuove tendenze già in atto nelle aziende: e parliamo sia di aziende leader di mercato come Sun, IBM, eBay, Amazon, Google, Skype, YouTube, Napster, Flickr, BMW, Boeing, Procter & Gamble, tanto per citare qualche nome (ho notato che non si parla di Microsoft se non in un trafiletto finale, ma non so se possa significare qualcosa), sia di piccole aziende.

E se non fa notizia che fra i testimoni di nuove tendenze in rete, ci sia la presenza delle aziende del settore informatico (proprio quelle che hanno creato la maggior parte degli strumenti disponibili in rete, ci si aspetta poi che li usino all'interno della loro stessa organizzazione), fa notizia invece la presenza di aziende legate all'industria tradizionale come BMV, Boeing e Procter & Gamble.

Queste sono il segno tangibile che la rete, i suoi strumenti, la sua cultura collaborativa, sono parte ormai integrante della nostra società ad ogni livello, anche nei settori più “old economy” dove la tradizionale organizzazione gerarchica di stampo militare l'ha fatta da padrone per interi lustri.

Ma cosa centriamo noi abitanti della rete con tutto ciò? Centriamo, centriamo tantissimo, perché:

- l'apertura di cui si parla è delle aziende verso noi consumatori;
- il peering, termine che potremmo tradurre come da “pari a pari”, è l'attività di tante persone che svincolati da gerarchie calate dall'altro, collaborano appunto “da pari a pari” nel realizzare qualcosa (un esempio su tutti, la creazione di Linux), e le aziende stanno cominciando a collaborare da pari a pari con noi abitanti della rete;
- la condivisione, è la condivisione che le grandi aziende operano con noi del valore creato;
- l'azione su scala globale, è l'azione collaborativa delle aziende con noi abitanti della rete su scala globale.

Insomma, un mondo nuovo, in cui la rete dal basso e quella dall'alto si toccano, danzano insieme per creare e condividere informazioni, risorse, valore. Perché, come afferma un detto, “così in alto, così in basso”!

Fine 1a parte... prosegui la lettura con la 2a parte del post.

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martedì 24 luglio 2007

La parte abitata della Rete si evolve interagendo

Tempo fa vi avevo segnalato l'ottimo libro di Sergio Maistrello, "La parte abitata della Rete".

Se lo avete preso e vi è piaciuto, o ancora non lo avete preso, e allora a maggior ragione per averne un assaggio direttamente dal suo autore, potete dare un'occhiata ai video contenuti nel post "La parte abitata della Rete si evolve interagendo" direttamente dal blog di Sergio Maistrello.

Buona visione.
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venerdì 30 marzo 2007

La parte abitata della Rete - un libro di Sergio Maistrello

A volte i percorsi della vita, lungi dall'essere casuali, sono quanto meno strani e contorti.

E' un bel pò ormai che le spalle non mi lasciano dormire. Le notti sono lunghe da lasciar scivolare via, a volte mi arrabbio, un arrabbiarsi che fa ancora di più il gioco di un'insonnia già fastidiosa altrimenti.

Eppure non sono notti inutili.

Senza più la fretta, quasi l'assillo, di una vita moderna che tanto assomiglia all'inutile affannarsi del cr(ic)etino sulla ruota, la notte è spesso l'occasione per scendere da quella ruota, e cominciare a guardarsi intorno.

Allora mi rendo conto che non è il mondo a correre troppo forte, sono semplicemente io che corro, corro... e la ruota gira, gira.

E mentre per me è un girare affannoso, qualcuno lo so, lo sento, ha attaccato una dinamo alla ruota. Per lui il mio affanno è energia, è vita.

Ma dicevo, in quelle ore scendo e provo a guardarmi intorno.

Il silenzio della notte, per me quotidiamente immerso tra telefoni che squillano di continuo, ed e-mail che viaggiano a raffica, diventa spesso momento di gioia semplice e profonda.

In quei momenti un buon libro è davvero un compagno gradito e trova terreno fertile in una serenità ed apertura che di giorno semplicemente non ho il tempo di lasciar emergere.

Ed in queste ultime notti ho letto davvero un bel libro.

Con... "La parte abitata della Rete"... Signori e Signoree... Sergioo Maistrelloo!!

No, davvero... al di là della presentazione scherzosa, ebbene si... lo posso dire?
E' un libro che mi sono proprio goduto.

L'autore lo definisce una "guida turistica" ad una parte nuova e sempre più importante della Rete.

Non è fatta di Google o di grandi portali, non è fatta di grandi marchi che hanno esteso la loro "longa manus" anche su Internet, insomma, non è "la Rete calata dall'alto".

E' invece la Rete che parte dal lato opposto, dai suoi singoli abitanti, da noi.
Si, da noi, i comuni utenti di Internet. Noi utenti che non siamo più semplici lettori di pagine web messe in Rete da qualcun altro.

I nuovi strumenti a disposizione, blog, podcast, Wiki, social network, ci trasformano anche in autori di contenuti.

La nostra ricchezza interiore, le nostre competenze, le nostre esperienze, anche semplicemente la nostra opinione diventano nuovi contenuti da condividere con gli altri a cui possono servire come spunto, come ancora, a volte come stampella per proseguire nel loro cammino.

La Rete ed i suoi nuovi strumenti facilitano questa condivisione permettendo di incontrarci e di condividere la nostra unicità al di la di qualunque limite di spazio e tempo.

Ma il libro è tanto di più e mi spiace non saperlo cogliere-rendere nelle poche righe di un post.

Vi affido perciò direttamente alle mani dell'autore serbando per me preziosa, la magia di queste notti passate a leggere davvero un bel libro.

Grazie Sergio per quanto hai condiviso e buon viaggio anche a te.

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