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giovedì 23 luglio 2015

Inserire caratteri unicode da tastiera

Per inserire direttamente il codice unicode di un carattere, gli utenti Windows usano la combinazione di tasti:

ALT + numero sul tastierino numerico.

Per gli utenti Linux la combinazione per inserire caratteri unicode da tastiera è leggermente più articolata:

Ctrl + Maiusc + u

Compare una u, basta scrivere il codice unicode (ad esempio 213b) e dare invio, in questo caso otteniamo il simbolo ℻.

La cosa funziona sicuramente con interfacce basate su GTK, ad esempio Gnome, su altre basate per esempio su KDE non ho verificato.

Sempre per gli utenti Linux, c'è comunque la possibilità di inserire virgolette alte, basse, singole, doppie, la tilde e così via, direttamente tramite queste combinazione di tasti.

giovedì 28 febbraio 2013

Disponibile VirtualBox 4.2.8

Anche se in questo momento non è ancora segnalato in homepage, ne tanto meno nella pagina di download, nell'apposito directory del sito è già disponibile per MacOSX, Linux e Windows la versione 4.2.8 di VirtualBox.

Appena sarà disponibile il changelog si capirà la portata dei bugfix, per ora è sicura la sistemazione del problema con le VirtualBox Guest Additions che ne impediva l'installazione su Ubuntu 13.04 attualmente in fase di sviluppo.

Aggiornamento: la homepage di VirtualBox è stata modificata, il changelog con i bugfix adesso è disponibile.

venerdì 27 gennaio 2012

Importare un blog Splinder in Blogger

"ATTENZIONE!
A partire dal 31 Gennaio 2012 il servizio Splinder verrà dismesso.
Dalla tua area personale puoi recuperare tutti i contenuti del tuo blog e attivare un redirect su un nuovo indirizzo web.
"

È questo l'avviso da un po' che campeggia sulla homepage di Splinder.
Almeno per gli utenti Windows, ora esiste la possibilità di importare il proprio blog Splinder in Blogger.

sabato 19 novembre 2011

VirtualBox: collegare la stampante di rete al guest

Roberto Z. da Carasco (GE) mi chiede: "ho una workstation Windows 7 in rete aziendale con VirtualBox 4.1.4 che emula un Windows XP. Vorrei permettere alla macchina GUEST di utilizzare la/le stampanti di rete, pertanto viste dalla workstation ma non connesse fisicamente ad essa. Si può?"

La risposta è affermativa: si, si può collegare una stampate di rete ad un guest Windows XP e lanciare la stampa direttamente dal guest, e la cosa in linea di principio è fattibile (ma non sono state effettuate prove) anche con altri host o guest.

Dopo esservi assicurati che la stampante sia visibile all'host e da questi riuscite a stampare senza problemi, è sufficiente configurare la scheda di rete del guest Windows XP come in Figura 1 (un ringraziamento va a Roberto per aver effettuato i test e messo a disposizione l'immagine):

Figura 1: configurazione scheda di rete della macchina virtuale per l'utilizzo di una stampante di rete.

La configurazione di Figura 1 ripeto, è stata provata su un host Windows 7 con guest Windows XP, se a voi ha funzionato anche con host e guest diversi e avete voglia di condividere l'esperienza, i commenti sono a vostra disposizione. :)

GdS

giovedì 9 dicembre 2010

VirtualBox 4.0.0 Beta 1: succosissime novità

Continuando con la sua marcia di avvicinamento verso la nuova major release, è stato reso disponibile VirtualBox 4.0.0 beta 1 per Linux, Mac OS X e Windows.

A guardare la lista delle novità queste sono davvero interessanti e corpose, alcune di tipo organizzativo, come la nuova struttura dei file e cartelle che contengono le macchine virtuali, altre relative a nuove funzionalità. Vediamone alcune in ordine sparso:
  • Extension Pack, il nuovo meccanismo di estensione delle funzionalità. Grazie ad esso sia Oracle che terze parti potranno aggiungere nuove funzionalità a VirtualBox semplicemente scrivendo un apposito file di estensione da caricare poi tramite il nuovo menù Settaggi Globali → Estensioni. Oracle ha già creato il suo Oracle VM VirtualBox Extension Pack che fornisce il supporto USB 2.0, il server RDP (Remote Desktop Protocol) ed il bootloader PXE con supporto E1000.
  • Nuovo layout di file e cartelle delle macchine virtuali. Prima veniva creata una cartella principale VirtualBox in cui veniva creata una sottocartella Machines in cui veniva creata una cartella con il nome della macchina virtuale: dopo tutta questa fatica a crear cartelle, qui dentro venivano messi solo i suoi file di configurazione. I dischi rigidi virtuali finivano invece in un'ulteriore cartella HardDisks insieme a quelli di tutte le altre macchine virtuali.
    Vi siete persi? Anch'io.
    Alla Oracle devono esserne accorti per cui hanno deciso di razionalizzare le cose: d'ora in poi nella cartella principale VirtualBox ci sarà una cartella con lo stesso nome della macchina virtuale a cui si riferisce, e qui troveremo sia il suo file di configurazione con la nuova estensione .vbox che sostituisce la precedente .xml, sia i suoi dischi rigidi virtuali.
  • Supporto al formato OVA (Open Virtualization Format Archive).
  • Binding per il linguaggio Java sia in locale che chiamando le API da remoto.
  • Supporto alla virtualizzazione del chipset Intel ICH9 con 3 bus PCI, PCI express e MSI (Message Signaled Interrupts).
  • Disponibile l'Intel HD Audio come scheda audio per il guest.
  • Supporto al controllo delle risorse per limitare il consumo del tempo CPU o di banda di I/O.
  • Udite udite: finalmente supporto al ridimensionamento dei file VDI e VHD, anche se una soluzione non ufficiale già esisteva, CloneVDI.
  • Udite ancora: supporto alla copia di file (finora solo del semplice testo) nel guest (e non verso l'host?).
  • Aggiornamento automatico delle Guest Additions in guest Windows.
  • Autocaricamento nel guest delle cartelle condivise con l'host.
  • Interfaccia utente ridisegnata con vari miglioramenti come la lista riordinabile delle macchine virtuali, l'anteprima della finestra del guest e altre cosette simpatiche.
  • Guest Additions per Linux in un unico file che raccoglie sia la versione a 32 che a 64 bit.

Non so voi, io ho già l'acquolina in bocca per questa nuova versione di VirtualBox. :-D

E nonostante ciò, per il momento ho preferito non installare Virtualbox 4.0.0 Beta 1 e altrettanto consiglio a voi. La lista dei problemi conosciuti ne elenca di notevole importanza:
  • Guest Addition Linux parzialmente non funzionanti;
  • macchine virtuali delle versioni precedenti di VirtualBox non funzionanti senza Extension Pack;
  • vari problemi con l'accelerazione 3D.

Dato che per l'installazione della nuova versione occorre prima disinstallare la precedente, e visti i potenziali problemi a cui si può andare incontro, ripeto, forse è meglio aspettare.

E' tutto, per ora. ;)
A presto, ciao ciao.
GdS

giovedì 2 dicembre 2010

VirtualBox passa alla versione 3.2.12

Post brevissimo, giusto il tempo di segnalarvi che VirtualBox è alla versione 3.2.12.
Nessuna novità di rilievo, si tratta solo di una versione di mantenimento che va a sistemare alcuni bug della versione precedente.

Ciao ciao.
GdS

martedì 2 novembre 2010

Clonezilla: computer funzionante in pochi minuti dopo l'apocalisse – introduzione

Immaginate: un errore nel maneggiare una partizione, l'installazione o l'aggiornamento di un sistema operativo andata male, ed il PC non parte più.

In casi come questi vi piacerebbe avere un salvataggio di tutto il vostro disco rigido, dati e sistema operativo compresi, così da poter tornare in pochi minuti ad un computer perfettamente funzionante esattamente come al momento del salvataggio stesso?

Se la risposta è si, allora Clonezilla è il programma che fa per voi. Non vi fate ingannare dalla schermata iniziale in inglese, Figura 1, c'è anche la lingua italiana, e poi naturalmente faremo pratica insieme nell'usarlo per cui la lingua non sarà un fattore determinante.

Figura 1 - Clonezilla, schermata iniziale;
Figura 1

Quali sono i vantaggi di usare Clonezilla? Ve ne elenco alcuni:
  1. protezione dalla possibilità di perdere il contenuto di tutto il disco rigido;
  2. niente più reinstallazione da zero del sistema operativo e poi giorni a reinstallare e configurare i programmi che usavamo;
  3. niente più copie manuali da un disco esterno dei dati che avevamo salvato in precedenza;
  4. possibilità di usare il proprio sistema in maniera più disinvolta. Potrete provare tutti i programmi che vi vengono in mente, tutti i sistemi operativi che volete, aggiornarli come e quando vi va, il tutto senza più l'ansia che qualcosa vada storto.
Perché se ciò dovesse accadere, solo il tempo di attendere che Clonezilla abbia finito il suo lavoro mentre vi sorseggiate un caffè, e sarete subito pronti a ripartire con un PC perfettamente funzionante.

Siete pronti a questo miracolo? Vediamo come realizzarlo.

martedì 26 ottobre 2010

VirtualBox: la meditazione del Guru

Al punto 3 del post "VirtualBox: VERR_VMX_IN_VMX_ROOT_MODE" vi anticipavo un po' ironicamente di una nuova “modalità spirituale” di Virtualbox, la Guru Meditation o Meditazione del Guru, Figura 1.

Figura 1 - Guru Meditation, la meditazione del Guru;
Figura 1

In realtà di spirituale ha ben poco, è invece uno degli errori peggiori in cui ci si può imbattere durante l'uso di VirtualBox.

lunedì 18 ottobre 2010

VirtualBox: VERR_VMX_IN_VMX_ROOT_MODE

No tranquilli, non è una brutta parola, o forse si. A darvi del VERR_VMX_IN_VMX_ROOT_MODE è VirtualBox, con tanto di finestra di errore come quella di Figura 1.

VirtualBox: errore VERR_VMX_IN_VMX_ROOT_MODE.
Figura 1

L'errore non conosce differenze tra host colpendo tanto Windows quanto Linux, e nel messaggio c'è già la soluzione, vediamo quale.

giovedì 14 ottobre 2010

VirtualBox: guest Ubuntu e finestre che non si staccano dai bordi

Voglio ringraziare Anonimo 1, alias zorginho, che commentando il post "Guest Ubuntu: installazione VirtualBox Guest Additions", segnalava un effetto poco carino quando è attiva l'accelerazione 3D per la macchina guest ed al suo interno è installata una Ubuntu 10.10; riprendo le sue parole:

"compiz e gli effetti 3d funzionano ma se passo una finestra vicino ai pannelli (spostandola) vi rimane attaccata e si sposta solo parallelamente ad esso..".

A zorginho tutto ciò è capitato in un guest Ubuntu 10.10 a 32 bit su host Windows 7 a 64 bit Home Premium. Ho fatto una verifica più approfondita e in particolari condizioni anche sul mio guest Ubuntu 10.10 a 64 bit su host Windows 7 a 64 bit Professional accade qualcosa di simile, in realtà all'opposto: non riesco più ad avvicinare le finestre ai pannelli superiore o inferiore.

In entrambi i casi la soluzione è semplice ed è ancora zorginho a fornircela, ripasso a lui la parola:

"ho disabilitato le finestre calamitate e il problema e' scomparso... chissà sarà sorta qualche incompatibilità tra la mia scheda video dell'host, guest additions, e il plugin finestre calamitate."

Vediamo come fare per disabilitare il plugin Finestre calamitate.

lunedì 11 ottobre 2010

Disponibile il nuovo VirtualBox 3.2.10

E' stato appena resa disponibile la nuova versione 3.2.10 di VirtualBox.

A guardare il changelog mette a posto una quantità impressionante di problemi.
Ora sto scaricando l'aggiornamento su Ubuntu 10.10, appena ho notizie più precise vi aggiorno.
E se questa nuova versione risolve anche i problemi di rete su Windows 7, finalmente potrò darvi informazioni anche da quel sistema operativo. :-)

Ciao ciao.
GdS

venerdì 24 settembre 2010

Linux: usare i caratteri di Windows, 2a parte

Nella prima parte di questo post abbiamo risolto il problema dei font su Ubuntu con gli strumenti che la distribuzione stessa ci mette a disposizione: l'istallazione del pacchetto ttf-mscorefonts-installer. In questa seconda parte invece vedremo invece come recuperare direttamente i font di Windows e usarli con Ubuntu.

Iniziamo con il montare la partizione Windows in modo da poterci accedere direttamente da Ubuntu. Cliccate su Risorse → OS (OS è il nome della partizione Windows con Windows 7) come in Figura 2:

Figura 2 - Montare la partizione Windows da Ubuntu.
Figura 2

giovedì 16 settembre 2010

Adobe Flash Player a 32 e 64 bit per Linux, Mac OS e Windows - 2a parte

Nella prima parte di questo post abbiamo visto l'installazione di Adobe Flash Player a 32 e 64 bit su Windows e Mac OS. Tutto molto semplice.

Per gli utenti Ubuntu le cose sono un po' diverse. Cambiano infatti le modalità d'installazione a seconda che si tratti di Ubuntu a 32 oppure a 64 bit. Non vi preoccupate invece del browser: che sia Mozilla Firefox, Google Chrome oppure Opera, quelli che ho testato, una volta installato Flash Player questo funzionerà automaticamente in tutti senza ulteriori interventi.

Procediamo.

Adobe Flash Player a 32 e 64 bit per Linux, Mac OS e Windows - 1a parte

Alzi la mano chi ha imprecato almeno una volta contro Adobe Flash Player a 32 bit quando bisogna usarlo su un sistema operativo a 64 bit, che siano Mac OS, Ubuntu o Windows non ha importanza.

I sintomi classici di questa forzata e difficile convivenza sono numerosi e più o meno importanti: si va dal classico video a scatti ai pulsanti che funzionano solo nelle feste comandate, c'è poi il rallentamento dell'intero sistema per un uso eccessivo di risorse, fino al blocco totale.

E qualche mese fa ci si era messa anche Adobe gelando le speranze di poter vedere migliorare la situazione: lo sviluppo del plugin a 64 bit veniva stoppato. Fino a ieri.

In concomitanza con l'annuncio di Internet Explorer 9 beta da parte di Microsoft, Adobe però ha annunciato una nuova versione di Adobe Flash Player. I ragazzi di Chimera Revo puntuali e precisi come sempre lo hanno segnalato in questo post: una nuova versione di Flash Player per Linux, Mac OS e Windows, udite udite, anche a 64 bit!

Entusiasti vero? :-D

Linux: usare i caratteri di Windows - 1a parte

Una delle prime cose con cui si scontra nel passaggio da Windows a Linux sono i caratteri o font: lo stesso documento OpenOffice Writer, l'analogo opensource di Microsoft Word, è visualizzato in maniera molto diversa a seconda che ci si trovi su Windows o su Linux.

Questo perché molti dei font TrueType (il particolare formato usato da questi caratteri) disponibili su Windows non lo sono di default su Linux.

La soluzione del problema è per fortuna semplice e passa attraverso due approcci:
  1. installare un apposito pacchetto della vostra distribuzione che contiene i caratteri base di Windows;
  2. copiare direttamente in Linux i caratteri presenti in Windows.

Vediamo il primo approccio.

mercoledì 8 settembre 2010

Firefox 3.6.x: aggiornare facilmente su Ubuntu

Diciamocelo, Firefox è un gran bel browser con in dotazione un mare di estensioni che lo rendono estremamente versatile. E su Windows è anche facile da installare e facilissimo da aggiornare, addirittura in automatico con la sua comoda funzione di ricerca e installazione degli aggiornamenti, sennò basta chiederglielo con Aiuto --> Controlla gli aggiornamenti:

Figura 1 - Forzare Firefox a controllare la presenza di aggiornamenti su Windows

Su Ubuntu, e Linux in generale, la cosa è sempre stata un po' più rognosetta.

lunedì 5 novembre 2007

VirtualBox: compattare dischi virtuali ad espansione dinamica - guest Linux (4a parte)

Aggiornamento: il post resta validissimo per la comprensione tecnica del problema pertanto continuo a consigliarne la lettura, ma al momento di procedere è senz'altro più semplice usare CloneVDI.
_________________________________________________________________________

Nella 3a parte del post sull'argomento avevamo visto come compilare zerofree, il programma per mettere a zero i blocchi liberi del disco rigido della macchina virtuale Linux, cosa indispensabile per poter poi procedere alla sua compattazione con il comando modifyvdi di VirtualBox. Come esempio avevamo usato una distribuzione Ubuntu, ed il programma così ottenuto dalla compilazione è già pronto per essere usato in qualunque altra distribuzione.

E se non avete installata una Ubuntu come fare a compilare il programma? Proprio questo è l'argomento del post: come compilare zerofree in una generica distribuzione Linux, e quali sono le eventuali difficoltà che potete incontrare sia nella compilazione che nel suo uso. Distribuzione di esempio, una Mandriva. Accendete la vostra macchina virtuale e iniziamo.

Un'avvertenza: quando lavoreremo nella shell, questa volta al posto di immagini troverete direttamente il copia-incolla del testo, così se non avete voglia di digitarvelo a manina (cosa sempre consigliata per dare un taglio più concreto alle cose) potete semplicemente copiarlo dal post e incollarlo nella vosta shell. Inoltre il risultato del comando è preceduto sempre da "$".

Do per scontato che abbiate già scaricato sul vostro desktop il sorgente del programma (fate riferimento alla 3a parte del post per i particolari), ora aprite la finestra della shell (si chiama Konsole se state usando l'interfaccia grafica KDE, Terminale se usate Gnome). Date i seguenti comandi per portarvi nella directory del vostro Desktop (tradotto in Scrivania nelle distribuzioni più recenti) e visualizzarne il contenuto:

cd Scrivania
ls

$ Cartella condivisa host/ media.desktop trash.desktop zerofree-1.0.1.tgz Home.desktop register.desktop upgrade.desktop


Eccolo la il nostro sorgente: zerofree-1.0.1.tgz.

E' in formato tgz, detto più comunemente “tarball”, un formato tipico di Linux ottenuto in 2 fasi: raccogliendo più file in un unico file tramite il comando tar e poi sottoponendolo a compressione tramite gzip. Decomprimiamolo con il comando:

tar -xvzf zerofree-1.0.1.tgz

$ zerofree-1.0.1/
$ zerofree-1.0.1/zerofree.c
$ zerofree-1.0.1/COPYING
$ zerofree-1.0.1/Makefile


Come potete vedere, ha creato una directory zerofree-1.0.1 (la seconda riga) e dentro ha creato tre file: zerofree.c è il sorgente C del programma che poi compileremo, Makefile contiene le istruzione che vengono passate al compilatore quando daremo il comando make di compilazione. Portiamoci nella nuova directory e guardiamone il contenuto:

cd zerofree-1.0.1
ls

$ COPYING Makefile zerofree.c


Eccoli là i nostri tre file; diamo il comando make di compilazione:

make

$ bash: make: command not found


Come avevo preannunziato, questa volta non vi avrei risparmiato gli errori che si ottengono quando si prova a compilare zerofree, ed ecco il primo: il programma make (ricordate dal post sull'architettura di base di Linux? In Linux tutto è un programma, anche i comandi) non esiste (make: command not found), dobbiamo installarlo. In Mandriva si tratta di usare Installa e rimuovi software (fig. 1), ma ogni distribuzione Linux ha qualcosa di analogo, cercate e avviate questa funzione.

Fig. 1 - Compattazione disco virtuale Mandriva con zerofree - installa nuovo sofware
fig. 1


Usando il box Cerca (e l'analogo in altre distribuzioni) cerchiamo nei nomi la stringa "make": spuntate il relativo box e installatelo (fig. 2).

Fig. 2 - Compattazione disco virtuale Mandriva con zerofree - installa make
fig. 2


Lasciate aperta questa finestra e tornate alla shell, qui ridate il comando make:

make

$ gcc -o zerofree -lext2fs zerofree.c
$ make: gcc: Command not found
$ make: *** [all] Error 127


Ora make c'è ed infatti compaiono nuove righe. La terza riga in particolare, quella subito sotto al comando make, lancia il compilatore (gcc) con una serie di parametri, peccato che gcc manchi (make: gcc: Command not found): installiamolo. Tornate nuovamente alla finestra di Gestione software e questa volta cercate con la stringa “gcc”; spuntate ed installate il relativo pacchetto (fig. 3).

Fig. 3 - Compattazione disco virtuale Mandriva con zerofree - installazione gcc
fig. 3


Lasciate la finestra aperta e tornate alla shell, ridate nuovamente il comando make:


>>gcc -o zerofree -lext2fs zerofree.c
$ zerofree.c:15:27: error: ext2fs/ext2fs.h: No such file or directory
$ zerofree.c: In function ‘main’:
$ zerofree.c:24: error: ‘errcode_t’ undeclared (first use in this function)
$ zerofree.c:24: error: (Each undeclared identifier is reported only once
$ zerofree.c:24: error: for each function it appears in.)
$ zerofree.c:24: error: expected ‘;’ before ‘ret’
[...]


Niente, errore anche questa volta, ma guardate con attenzione la terza riga: l'errore è cambiato. Ora cerca qualcosa che si chiama ext2fs e ext2fs.h. Torniamo alla finestra di Gestione software e cerchiamo il termine "ext2fs" (fig. 4). Quando trovate più pacchetti che rispondono alla stessa stringa di ricerca, tenete presente che stiamo cercando di compilare un'applicazione: il pacchetto di supporto alla compilazione nel nome ha sempre qualcosa come "dev" oppure "devel" (development = sviluppo, ricordatelo perché è una convenzione usata in Linux). Spuntate il pacchetto giusto è installatelo.

Fig. 4 - Compattazione disco virtuale Mandriva con zerofree - installazione libext2fs
fig 4


Terminata l'installazione ritornate alla shell ridando il comando make:

make
$ gcc -o zerofree -lext2fs zerofree.c

ls
COPYING Makefile zerofree* zerofree.c



Bravissimi!! La compilazione è andata a buon fine, ed il comando ls per vedere il contenuto della directory in cui vi trovate ci dice che esiste un nuovo file (ora sono quattro in tutto), zerofree, dove l'asterisco indica si tratta di un file eseguibile e non fa parte del nome. Copiamo adesso il programma nella directory /root , la home dell'amministratore:

sudo cp zerofree /root
$ Parola d'ordine:

chiudete ogni finestra aperta e nella shell date il comando:

sudo telinit 1

In questo modo portate Linux al runlevel 1. I runlevel in Linux specificano cosa deve essere in funzione e cosa no per ognuno di essi; portarsi a runlevel 1 permette di rendere la macchina monoutente, tirar via tutto ciò che non serve per la sua amministrazione (interfaccia grafica, rete...) e lavorarci in tranquillità.

Se tutto è andato bene, vi ritroverete in una schermata simile a quella di fig. 5, dove ho dato un invio fra un comando e l'altro per aumentare la leggibilità. Cominciate con il notare che in questo momento siete amministratori della macchina (indicato dall'ultima lettera del prompt, # per l'amministratore e $ per l'utente normale), perciò attenti a quello che fate, potreste segarvi via l'intera distribuzione (non è un'esagerazione, può accadere con il comando giusto nel posto sbagliato).

Fig. 5 - Compattazione disco virtuale Mandriva con zerofree - comandi per azzerare spazio libero
fig. 5


Ora, sempre guardando fig. 5, date il comando:

df

df permette di visualizzare dimensioni, spazio libero ed utilizzato di una data partizione, dato senza nessun argomento come sopra, ci mostra i dati di tutte le partizioni. In fig. 5 potete vedere come in Mandriva (e in tante altre distribuzioni) le cose siano un po' diverse da Ubuntu (fig. 8 della 3a parte del post per un confronto): le partizioni qui sono 2 e non una sola.

Nella prima riga della prima colonna infatti leggiamo che esiste un dispositivo (/dev = device) che corrisponde alla prima partizione del vostro disco rigido virtuale (/hda1), dopo un po' di dati sullo spazio occupato o meno, ci dice che è montato all'inizio del filesystem (estrema destra, la colonna “Mounted on” e sotto “/”).

Ma nella seconda riga della prima colonna leggiamo che esiste un altro dispositivo (/dev = device) che corrisponde all'altra partizione del vostro disco rigido virtuale (/hda6, perchè salti da a1 ad a6 lo si capirà in successivi post dedicati a Linux), e sempre dopo un po' di dati sullo spazio occupato o meno, ci dice che è montato su /home (estrema destra, la colonna “Mounted on” e sotto “/home”). In altre parole questa partizione contiene la vostra home.

La maggior parte delle distribuzioni, di default fanno proprio così: mettono su una partizione il sistema operativo, e su un'altra le home degli utenti. E' un po' come se sotto Windows sul disco C: installassimo solo Windows ed i programmi, e su D: invece la cartella Documenti (una prassi molto seguita in ambito aziendale). Che sia Windows o Linux, questa separazione è di grandissima utilità: potete in qualunque momento procedere ad una reinstallazione del sistema operativo senza la preoccupazione di perdere tutti i documenti che sono su una partizione separata (un salvataggio comunque è sempre consigliabile).

Torniamo a noi. Quello che ora faremo è rimontare le 2 partizioni in sola lettura, operazione indispensabile per procedere successivamente senza far danni. Date i comandi:

mount -n -o remount,ro -t ext2 /dev/hda1 /
mount -n -o remount,ro -t ext2 /dev/hda6 /home


che tradotto significa: fai il mount, senza aggiornare il file mstab (-n), facendo il remount in sola lettura (remount,ro) come se fosse un filesystem di tipo EXT2 (-t ext2), del dispositivo /dev/hda1, rimontandolo in /; analogamente per il dispositivo /dev/hda6 rimontandolo in /home. Ora date il comando:

fsck -f /dev/hda1

farete così un bel FileSystemChecK sulla prima partizione, un controllo approfondito per assicurarvi che tutto sia a posto prima di iniziare. Se riscontrasse dei problemi e vi propone dei rimedi, accettateli; a meno di essere dei “filesystem guru” non riuscireste a fare meglio di quanto propone. Quando ha terminato ed è tutto ok, date un bel

cd /root

per portarvi nella home dell'amministratore. Ricordate? E' lì che abbiamo messo zerofree: è arrivato il momento di usarlo. Prima però verifichiamo se tutto è posto sui permessi di esecuzione del file. Date il comando

ls -l

Se il risultato è qualcosa del tipo

-rw-r--r-- 1 root root

le cose NON sono a posto. Le lettere vanno lette a gruppi di tre a partire dal secondo carattere e significano che il file:

- ha attivi i permessi di lettura/scrittura (rw, read write) per l'utente root;
- ha attivo il permesso di lettura (r) per il gruppo root;
- ha attivo il permesso di lettura (r) per tutti gli altri.

Per tutti manca il permesso di esecuzione del file (sarebbe una x alla terza lettera di ogni gruppo di tre, invece c'è - che significa la sua assenza), aggiungetelo per tutti con il comando:

chmod +x zerofree

poi verificate che adesso sia tutto a posto con

ls -l

e dovreste avere qualcosa del tipo

-rwxr-xr-x 1 root root ...

con le x ad ogni terza lettera del gruppetto di tre. Ora potete finalmente eseguirlo con il comando:

./zerofree /dev/hda1

Il comando dice a Linux di eseguire il programma zerofree cercandolo nella directory corrente (./) e di passare al programma la partizione su cui agire (/dev/hda1). Sembrerà che non accada nulla ma in realtà il programma sta lavorando intensamente; guardate l'icona di attività dei dischi rigidi virtuali, in basso a destra sulla barra di stato della finestra di VirtualBox che contiene il guest, e ve ne accorgerete. Quando zerofree avrà terminato il suo lavoro ricomparirà semplicemente il prompt: ridate il comando

fsck -f /dev/hda1

per essere sicuri dell'integrità della partizione, e se tutto è ok abbiamo terminato con la prima partizione.

Ripetiamo gli stessi passi per l'altra partizione:

fsck -f /dev/hda6

Qui fate attenzione: fsck si potrebbe lamentare come in fig. 6. In realtà il filesystem è montato in sola lettura proprio per evitare danni, per cui date y e proseguite.

Fig. 6 - Compattazione disco virtuale Mandriva con zerofree - avviso fsck
fig. 6


Quando ha terminato:

./zerofree /dev/hda6

e poi ancora

fsck -f /dev/hda6

per essere sicuri che tutto sia a posto, infine spegnete la macchina virtuale con il comando:

halt

Sul guest è tutto.


Ora che le zone libere del disco rigido virtuale sono state riempite di valori zero, sull'host non vi resta che dare il solito comando

“C:\Programmi\innotek VirtualBox\VBoxManage" modifyvdi “nomefile”.vdi compact

ed avete terminato del tutto (per maggiori informazioni sul comando, leggete la parte finale della 1a parte del post). Ricordate solo che i doppi apici che racchiudono nomefile servono solo se nomefile contiene degli spazi, altrimenti potete ometterli.

Beh, direi proprio che potete fermarvi qui soddisfatti di quello che avete fatto. Intanto non avrete più problemi con dischi rigidi ad espansione dinamica che sanno solo espandersi: anche sotto Linux potrete comprimerli quando vi pare e con la massima efficacia. Non solo: avete imparato anche qualcosa in più sul funzionamento di Linux; ma qui, siamo solo all'inizio. ;-)

@:\>

venerdì 2 novembre 2007

Firefox: aggiornamento alla versione 2.0.0.9

Se ne parlava e ieri è arrivato l'aggiornamento all'aggiornamento di Firefox. No, non è un gioco di parole: effettivamente è l'aggiornamento al precedente aggiornamento. Infatti se il passaggio alla versione 2.0.0.8 di Firefox risolveva qualcosa come più di 200 diversi problemi, alla fine ci si è accorti che introduceva anche qualche nuovo problema non proprio da sottovalutare.

Personalmente ho già aggiornato e vi sto scrivendo proprio con Firefox 2.0.0.9: per ora sembra tutto ok, gira regolarmente e nessuno dei plugin di Firefox che uso (una quindicina in tutto) ha smesso di funzionare; consigliato.

@:\>

martedì 30 ottobre 2007

VirtualBox: compattare dischi virtuali ad espansione dinamica - guest Linux (3a parte)

Aggiornamento: attualmente per compattare file VDI è più semplice e ricco di opzioni l'uso di CloneVDI. ____________________________________________________________________

Ok, ripreso fiato? Bene, ora fate un altro bel respiro profondo. Se la 2a parte del post era faticosina, questa che è interamente da linea di comando lo è ancora di più. Ma siamo finalmente in dirittura d'arrivo, non vorrete fermarvi proprio adesso che siete ad un passo dal compattare i dischi rigidi ad espansione dinamica anche su guest Linux, vero? Su, forza, iniziamo. ;-)

Avete ancora la shell aperta? No? Riapritela, e preparatevi: porteremo Linux in modalità monoutente. Quasi che fosse un vecchio DOS, in modalità monoutente Linux non accetta più di un utente, è scollegato dalla rete, non ha interfaccia grafica, insomma, l'ideale per non avere rotture di scatole quando dobbiamo fare lavori di amministrazione molto profondi all'interno della macchina. Da shell date il comando

sudo telinit 1

che porterà la vostra macchina al runlevel 1. I runlevel in Linux specificano cosa deve essere in funzione e cosa no per ognuno di essi; portarsi a runlevel 1 permette appunto di rendere la macchina monoutente, tirar via tutto ciò che non serve per la sua amministrazione (interfaccia grafica, rete...) e lavorarci in tranquillità. Se tutto è andato bene, vi ritroverete in una schermata simile a quella di fig. 7. Date il comando

clear

per dare una bella ripulita allo schermo, e cominciate a guardarvi intorno: noterete, se guardate l'ultima lettera del prompt (#), che in questo momento siete amministratore della macchina.

Fig. 7 - Compattazione disco virtuale con zerofree - comandi per azzerare spazio libero
fig. 7

Ora date il comando:

df

Df permette di visualizzare dimensioni, spazio libero ed utilizzato di una data partizione, dato senza nessun argomento come sopra, ci mostra i dati di tutte le partizioni. In fig. 7 potete vedere il tipico risultato di un'installazione standard di Ubuntu.

La riga che ci interessa è la prima (la terza nello screenshot): nella prima colonna dice che esiste un dispositivo (/dev = device) che corrisponde al vostro disco rigido (/hda1), dopo un po' di dati sullo spazio occupato o meno, ci dice che è montato all'inizio del filesystem (estrema destra, la colonna “Montato su” e sotto “/”).

Non entro in ulteriori dettagli, vado al sodo: i dati che ci interessano sono la prima e l'ultima colonna, “/dev/hda1” e “/”. Quello che ora faremo è rimontare il vostro disco rigido in sola lettura, indispensabile per fare le operazioni che ci occorrono senza far danni. Date il comando:

mount -n -o remount,ro -t ext2 /dev/hda1 /

che tradotto significa: fai il mount, senza aggiornare il file mstab (-n), facendo il remount in sola lettura (remount,ro) come se fosse un filesystem di tipo EXT2 (-t ext2), del dispositivo /dev/hda1, rimontandolo in /, dove cioè si trovava all'inizio (l'ultima colonna del comando df, ricordate?). Per migliorare la leggibilità, in fig. 8 ho aggiunto io un riga vuota fra un comando e l'altro, se tutto va bene il comando in realtà non restituisce nulla. Ora date il comando:

fsck -f /dev/hda1

farete così un bel FileSystemChecK, un controllo approfondito del vostro disco, per assicurarvi che tutto è a posto. Se riscontrasse dei problemi e vi propone dei rimedi, accettateli, a meno di essere dei “filesystem guru” non riusciremmo a fare meglio di quanto propone. Quando ha terminato ed è tutto ok, date un bel

cd /root

per portarvi nella home dell'amministratore. Ricordate? E' lì che abbiamo messo zerofree: è arrivato il momento di usarlo. Prima però verifichiamo se tutto è posto sui permessi di esecuzione del file. Date il comando

ls -l

Se il risultato è qualcosa del tipo

-rw-r--r-- 1 root root

le cose NON sono a posto. Le lettere vanno lette a gruppi di tre a partire dal secondo carattere e significano che il file:

- ha attivi i permessi di lettura/scrittura (rw, read write) per l'utente root;
- ha attivo il permesso di lettura (r) per il gruppo root;
- ha attivo il permesso di lettura (r) per tutti gli altri.

Per tutti manca il permesso di esecuzione del file (sarebbe una x alla terza lettera di ogni gruppo di tre, invece c'è - che significa la sua assenza), aggiungetelo per tutti con il comando:

chmod +x zerofree

poi verificate che adesso sia tutto a posto con

ls -l

e dovreste avere qualcosa del tipo

-rwxr-xr-x 1 root root ...

con le x ad ogni terza lettera del gruppetto di tre. Bene, ora potete eseguirlo con il comando:

./zerofree /dev/hda1

Il comando dice a Linux di eseguire il programma zerofree cercandolo nella directory corrente (./) e di passare al programma il disco su cui agire (/dev/hda1). Sembrerà che non accada nulla ma in realtà il programma sta lavorando intensamente; guardate l'icona di attività dei dischi rigidi virtuali, in basso a destra sulla barra di stato della finestra di VirtualBox che contiene il guest, e ve ne accorgerete.

Quando zerofree avrà terminato il suo lavoro ricomparirà semplicemente il prompt: ridate il comando fsck -f /dev/hda1 per essere sicuri dell'integrità del disco rigido, infine spegnete la macchina virtuale con il comando:

halt

Sul guest è tutto.

Ora che le zone libere del disco rigido virtuale sono state segnate con valori zero da zerofree, sull'host non vi resta che dare il solito comando

“C:\Programmi\innotek VirtualBox\VBoxManage" modifyvdi “nomefile”.vdi compact

ed avete terminato del tutto (per maggiori informazioni sul comando, leggete la fase 4 della 1a parte del post). Ricordate che i doppi apici che racchiudono nomefile servono solo se nomefile contiene degli spazi, altrimenti potete ometterli.

Anche per questa volta abbiamo finito. Per questa volta! Infatti nel prossimo post sull'argomento vedremo come fare tutto ciò per una distribuzione Mandriva e più in generale per una qualunque distribuzione Linux. Nei due post dedicati ad Ubuntu infatti, ho tirato via dritto sulle eventuali difficoltà incontrate indicandovi preventivamente cosa fare per evitarle.

Con Mandriva non faremo così: mi mostrerò quali sono i messaggi di errore che ho incontrato usando un'installazione di default della distribuzione, in fase di compilazione del programma zerofree per esempio, oppure i messaggi di fsck quando incontra un problema, e come farci guidare da questi alla ricerca della soluzione. Al prossimo post sull'argomento allora; a presto.

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lunedì 29 ottobre 2007

VirtualBox: compattare dischi virtuali ad espansione dinamica - guest Linux (2a parte)

Aggiornamento: attualmente per compattare file VDI è più semplice e ricco di opzioni l'uso di CloneVDI. ____________________________________________________________________

Come dicevo? “Ok, è tutto...”? E invece no. La soluzione proposta nella 1a parte del post era infatti si molto immediata, usava direttamente comandi Linux disponibili in tutte le distribuzioni, ma scarsamente efficiente, soprattutto nella gestione dello spazio disco sull'host. Vediamo questa volta una soluzione che usa un programma dedicato, zerofree: non può rivaleggiare in facilità con la precedente soluzione ma è estremamente più efficiente.

Zerofree ed è il frutto del lavoro di Ron Yorston e di un successivo miglioramento di the_camel; colgo l'occasione per ringraziarli entrambi. Proprio come SDelete per i guest Windows, anche zerofree va a cercare tutti i blocchi liberi del disco rigido virtuale e lì riempie con il valore zero. Funziona su filesystem EXT2 ed EXT3 (un filesystem è il tipo di organizzazione dei file sul disco rigido, Windows usa NTFS) che è la scelta di default della stragrande maggioranza delle distribuzioni Linux, e sicuramente della Ubuntu e della Mandriva che useremo come esempio.

In questo post ci occuperemo in particolare di Ubuntu; Mandriva la vedremo successivamente come esempio valido per qualunque distribuzione. Salvate le vostre macchine virtuali e iniziamo.

Andate sulla pagina di Ron Yorston e scaricate il file zerofree-1.0.1.tgz. Potete farlo direttamente dal guest dove lo dovremo usare, oppure dall'host e poi tramite la condivisione cartelle copiarlo nel guest Linux. Portate per comodità il file sul desktop e osservate (fig. 1): si tratta di un file .tgz, un formato compresso tipico di Linux (simile ai file jar di Java per fare un esempio) contenente il sorgente del programma: dobbiamo decomprimerlo e compilarne il contenuto.

Fig. 1 - Compattazione disco virtuale con zerofree - file tgz zerofree
fig. 1

Aprite la shell (Applicazioni --> Accessori --> Terminale) e portatevi nella directory del Desktop con il comando

cd Desktop

Attenzione al fatto che tutte le distribuzioni più recenti hanno tradotto Desktop con Scrivania, perciò se il comando non funziona verificate che non sia il vostro caso. Ora date il comando:

tar xvzf zerofree-1.0.1.tgz

Verrà creata la directory zerofree-1.0.1 come sottodirectory di Desktop (fig. 2), ed infatti comparirà la relativa icona sul Desktop.

Fig. 2 - Compattazione disco virtuale con zerofree - decompressione file tgz
fg. 2

Ora entriamo nella nuova directory con il comando:

cd zerofree-1.0.1.

Se date il comando ls per vederne il contenuto, troverete i due file che ci interessano: zerofree.c, il sorgente C del programma che dovremo compilare, e Makefile, contenente le istruzioni per il compilatore (il programma che a partire dal sorgente del programma crea il file eseguibile).

Ubuntu però (ed anche altre distribuzioni), nella sua installazione di default non ha gli strumenti essenziali alla compilazione di un programma. No problem: provvediamo subito. Visto che siamo già nella shell, approfittiamone per fare da qui l'installazione del pacchetto build essential che contiene ciò che cerchiamo:

sudo apt-get install build-essential

Accettate gli ulteriori pacchetti che eventualmente vi indicherà come necessari e proseguite. Se non amate lavorare dalla shell, o magari volete dare un'occhiata all'installer grafico di Ubuntu, Synaptic, allora Sistema --> Amministrazione --> Gestore pacchetti Synaptic (fig. 3).

Fig. 3 - Compattazione disco virtuale con zerofree - Ubuntu Synaptic
fig. 3


Con il comando Cerca in alto a destra (fig. 4) usate la stringa "build-essential" per cercare e selezionare il pacchetto d'installazione corrispondente, poi cliccate su Applica per installare il tutto. Accettate l'eventuale software aggiuntivo che vi verrà segnalato (le cosidette dipendenze) e proseguite.

Fig. 4 - Compattazione disco virtuale con zerofree - Ubuntu installa build essential
fig. 4


Ma non basta: manca ancora una libreria, la ext2fs, usatela come stringa in ricerca nel comando Cerca ed installate anche questa (il nome esatto è e2fslibs-dev, fig. 5).

Fig. 5 - Compattazione disco virtuale con zerofree - Ubuntu installazione libext2fs
fig. 5


Ok, ora siamo davvero pronti alla compilazione di zerofree. Dalla shell date il comando:

make

Tutto qua; pochi istanti ed il programma sarà compilato. Se date un ls nella shell, lo vedrete nella lista dei file contenuto all'interno della directory in cui vi trovate, oppure potete vederne l'icona dal file manager (fig. 6).

Fig. 6 - Compattazione disco virtuale con zerofree - compilato su Ubuntu
fig. 6


Benissimo, non ci resta che copiarlo nella cartella root dell'amministratore visto che è appunto uno strumento di amministrazione:

sudo cp zerofree /root

Che dite, ci vogliamo fermare un pò a riprendere fiato? Il prossimo post sull'argomento sarà davvero molto intenso... e tutto da linea di comando. ;-)


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