È notizia di questi giorni: una patch di appena 244 righe di codice sviluppata da Mike Galbraith permette al kernel 2.6.38 di essere incredibilmente reattivo anche sotto condizione estreme di carico.
Chiariamo subito bene il punto: non è che con la patch il kernel di Linux riesce a sfruttare potenza del processore che prima non usava, la potenza massima quella è e quella resta. Ma se questa potenza la usiamo meno per organizzare il lavoro e di più per farlo effettivamente, il sistema riesce a rispondere prima alle nostre richieste, si riduce cioè il cosiddetto
tempo di latenza del sistema, e all'atto pratico lo vedrete molto più scattante.
I risultati hanno dell'eclatante, tanto da meritarsi il plauso dello stesso Linus Torvalds, il creatore di Linux. Si parla infatti di una riduzione di 10 volte del tempo massimo di latenza e di addirittura 60 volte di quello medio. Riduzioni così drastiche si notano anche a occhio nudo e se guardate i
video delle prove su Phoronix che trovate in fondo al posto ve ne renderete conto da soli.
Ma, c'è un ma, e riguarda proprio il kernel: la patch infatti è presente solo nel kernel 2.6.38 che al momento è ancora instabile e perciò se ne sconsiglia l'installazione. Nel 2.6.37 e 2.6.36 invece non è proprio prevista.
Per risolvere la questione andrebbero scaricati i sorgenti del kernel 2.6.36/37 e la patch, applicata questa al kernel e poi ricompilato il kernel stesso, tutte operazioni non necessariamente alla portata di tutti. O come me, potreste semplicemente non averne voglia. ;-)
Allora rinunciamo? Ma neanche per sogno, il miracolo si può ottenere anche senza applicare la patch. Lennart Poettering, sviluppatore Red Hat, ha infatti indicato un modo per applicare delle modifiche al kernel con pochi comandi da terminale che hanno gli stessi effetti della patch.
La notizia è stata rilanciata da
Ask Ubuntu e
WebUpd8 con tanto di istruzioni per una generica distribuzione Linux e per Ubuntu in particolare dove queste sono un po' diverse.
Vediamo come fare.